24 Gennaio 2012
Il ricordo di Valter Vanni
21 Gennaio 2012
ASSEMBLEA NAZIONALE PD:
Intervento di Pier Paolo Baretta
14 Dicembre 2011


MANOVRA "SALVA ITALIA":
Relazione di Maggioranza per la V Commissione di Pier Paolo Baretta
Clicca qui per scaricare l'intervento completo
09 Dicembre 2011

COMUNICATO STAMPA:
Manovra, Baretta: Importanti convergenze, lavoro non concluso per
rendere più equo il Dl
Pier Paolo Baretta
29 Novembre 2011


Tutto il Veneto con le sue città decisivo per il
Governo Monti
di Pier Paolo Baretta
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
24 Novembre 2011


"Pensioni, la soluzione c'é: rendere flessibili le
uscite"
Proposta di Legge di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano
Presentazione proposta di legge Damiano-Baretta
Testo proposta di legge Damiano Baretta
20 Novembre 2011

6 IDEE PER RIDURRE LA SPESA E FAVORIRE LA CRESCITA
1. riforma delle pensioni di vecchiaia ed anzianità. Il risparmio derivante dovrà favorire in particolare le donne lavoratrici ed i giovani, attraverso politiche di detrazioni fiscali;
Testo completo della proposta
2. patrimoniale ordinaria volta alla riduzione del carico fiscale delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese;
Testo completo della proposta
3. incentivi agli investimenti privati nel settore delle infrastrutture e misure fiscali a sostegno delle imprese per l’innovazione e la ricerca;
Testo completo della proposta
4. dismissioni patrimoniali volte alla riduzione del debito;
Testo completo della proposta
5. riduzione delle spese e dei costi delle Pubbliche amministrazioni;
Testo completo della proposta
6. riqualificazione ambientale ed energetica del patrimonio edilizio, con particolare riferimento agli investimenti nel settore delle energie rinnovabili.
Testo completo della proposta
Le proposte, in forma articolata, sono state trasmesse al presidente del Consiglio Mario Monti come contributo all’agenda di governo :
Lettera al Presidente Monti
Scarica il testo della lettera
13 Novembre 2011

"L'epilogo di Berlusconi"
Pier Paolo Baretta
12 Novembre 2011

Dichiarazione di voto su legge stabilità
Pier Paolo Baretta
Link al VIDEO
09 Novembre 2011

"Berlusconi verso le dimissioni"
29 Ottobre 2011


"ABBIAMO IDEE, NON LA SINTESI"
pubblicato su EUROPA
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
28 Ottobre 2011


"Pensioni, la soluzione c'é: rendere flessibili le
uscite" di Baretta e Damiano
Articolo di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano su l'Unità
Clicca qui per leggere l'articolo completo
IN RICORDO DI GIORGIO REATO
18 Ottobre 2011
Segretario Provinciale PD Venezia
Michele Mognato
ANDREA ZANZOTTO
10 Ottobre 1921 - 18 Ottobre 2011

"...Tardivo canta l'uccello ai ciliegi, domestica mi segue
l'ortica."
"Elegia e altri versi"
15 Ottobre 2011


"I Cattolici tra partiti e valori"
pubblicato su LIBERAL
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
09 Ottobre 2011


"Biennale, Venezia espropriata dei suoi poteri"
Lettera al direttore della Nuova Venezia
La nomina del nuovo presidente della Biennale ripropone una questione che va ben oltre la, pur legittima, discussione nel merito dei nomi. Venezia ha complessita' di governo maggiori di altre. Per le sue originali caratteristiche riunisce in se' una pluralita' di competenze e ruoli che interagiscono e condizionano le scelte che la riguardano. Tra le più importanti cito, oltre al presidente della Biennale, il presidente dell'Autorita' portuale. Ebbene, sono tutti nominati da "Roma", dal governo, indipendentemente dalla opinione (anzi, talvolta, addirittura in contrasto, come si vede per la Biennale) dei veneziani. Insomma, i cittadini eleggono il Sindaco, ma altrove si nominano una pletora di Autorita' (o Commissari) che decidono su Venezia, non garantendo istituzionalmente, ma solo eventualmente per buon senso, una concertazione con il Municipio. Venezia citta' espropriata di poteri che le spettano, dunque? Si, in parte, buona parte, e' cosi. E non va bene. Successe gia' con la nomina (per fortuna indovinata) di Costa al porto o per quella di Sgarbi. Nella proposta di legge speciale per Venezia, presentata di recente assieme ai colleghi parlamentari del PD, abbiamo posto questo problema. Fu anche un punto molto convincente della campagna elettorale per Orsoni Sindaco. Proprio mentre Renato Brunetta sosteneva che avrebbe fatto sia il Sindaco che il Ministro, Orsoni chiedeva più' autonomia e poteri per la citta. Oggi Galan e Brunetta sono ministri, ma il primo e' stato Governatore del Veneto e il secondo ha legittimamente concorso alla carica di primo cittadino e sanno bene di cosa parlo; per dire, cioe', che l'interesse al chiarimento non e' un problema di parte. Non si tratta di agitare rivendicazioni anti-romane, di stampo leghista, anche se non si capisce più', visto il comportamento centralista della Lega anche su queste vicende, dove sia finito un sano spirito federalista! Sono, peraltro, possibili molte soluzioni, anche di compromesso e anche diverse per ogni singola Istituzione. Dalla attribuzione diretta al Comune -di concerto, ovviamente, con altri livelli- delle nomine (il magistrato alle acque e' l'esempio più' chiaro e, a mio avviso dovrebbe valere anche per il porto); alla presentazione da parte del Comune di una rosa sulla quale decide il Governo, o viceversa, (e puo' essere il caso di Enti che, pur agendo a Venezia, hanno una indubbia rilevanza nazionale o internazionale). In ogni caso, cio' che e' impensabile e' che ci siano. nomine che prescindono da una concertazione formale oltre sostanziale col Comune (anche nel caso, trattandosi di Venezia -ma potrebbe valere per Firenze e Roma- di competenze tradizionalmente centrali). Si puo' obiettare che Venezia e' citta' globale e percio' non va gestita con mentalita' localisitica e corporativa. E' talmente vero che la candidatura a capitale mondiale della cultura del 2019 e' del tutto pertinente. Ma anche la candidatura alle Olimpiadi lo era, eppure non e' stata sostenuta dal governo italiano! I veneziani, da secoli, hanno ben chiara la vocazione globale di questo unica miscela che e' Venezia ed hanno anche ben chiaro (talvolta quasi troppo) che la misura di questa proiezione e' anche la misura dei loro interessi economici. In ogni caso, finché e' viva (e, per quanto ci riguarda, lo sara') Venezia non e' una Fondazione, un museo, ma una citta', una comunita'. Dunque: Venezia ai Veneziani e' qualcosa di più' di uno slogan retorico!
Pier Paolo Baretta
06 Ottobre 2011


"NON CHIUDIAMO A BCE E IMPRESE"
pubblicato su EUROPA
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
13 Settembre 2011


MANOVRA ESTIVA 2011:
Relazione di Minoranza di Pier Paolo Baretta
Clicca qui per scaricare il testo completo
04 Agosto 2011


ALMANACCO PARLAMENTARE E SLIDES SULLA MANOVRA FINANZIARIA
Clicca qui per scaricare l'Almanacco
Clicca qui per scaricare le slides
27 Luglio 2011


COMUNICATO STAMPA SU SCUOLE PARITARIE
Baretta e Rubinato: Governo sordo all'emergenza veneta
Clicca qui per scaricare il comunicato
Clicca qui per scaricare il testo dell'interrogazione e della risposta in commissione
15 Luglio 2011


INTERVENTO IN AULA SULLA MANOVRA ECONOMICA
Clicca qui per scaricare l'intervento completo
13 Luglio 2011


"Manovra alternativa, ecco come dovrebbe essere"
pubblicato sul GAZZETTINO
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
08 Luglio 2011


"Il buco c'é e si vede"
pubblicato su EUROPA
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
06 Luglio 2011

BARETTA SU ABOLIZIONE PROVINCE
Clicca qui per scaricare articoli correlati
29 Giugno 2011


"UNA POLITICA PER SOLI RICCHI?"
pubblicato su EUROPA
Clicca qui per scaricare l'articolo completo
15 Giugno 2011

INTERROGAZIONE SBROLLINI-BARETTA E ALTRI
SU ALLUVIONE NEL VENETO
Clicca qui per scaricare l'interrogazione
Dichiarazione di Michele Mognato-Segretario PD Venezia
19 Maggio 2011


IL VENETO E' CONTENDIBILE
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa
Clicca qui per leggere l'articolo completo
06 Maggio 2011


IL SOLLETICO DI GIULIO
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa
Clicca qui per leggere l'articolo completo
16 Aprile 2011


C'E' IL PIANO, LE RIFORME DOVE SONO?
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa
Clicca qui per leggere l'articolo completo
02 Aprile 2011


OLTRE IL CONFLITTO, UN NUOVO MODELLO SOCIALE
Articolo di Pier Paolo Baretta e Tiziano Treu sul Riformista
Clicca qui per leggere l'articolo completo
30 Marzo 2011


SUI CONTI BASTA GIOCARE, ORA L'EUROPA FA SUL SERIO
Articolo di Pier Paolo Baretta sul Riformista
I tempi stringono: il Parlamento ne sta discutendo e adotterà in questi giorni una risoluzione sulla "analisi annuale della crescita" che l'Europa ha consegnato agli Stati membri e tra poche settimane, sulla scorta delle indicazioni in essa contenute, il governo dovrà presentare alla Ue il "Piano nazionale delle riforme".
Già la terminologia adottata per questi due fondamentali documenti di programmazione: "crescita" e "riforme" conferma il salto di qualità previsto dalla governance europea. Con l'avvio, da quest'anno, del semestre europeo possiamo dire che se, finora, era da Roma (Parigi, Berlino, Maddrid, eccetera) che si guardava, anche con sufficienza a Bruxelles, ora è dall'Europa e dalle sue priorità generali che si guarda ai singoli territori nazionali.
Il diffuso euroscetticismo, i rinculi localistici, l'ambiguità delle cancellerie, i ritardi sul fisco e sul welfare, ma, soprattutto, sulla unificazione politica, fanno apparire tutto in salita il cammino europeista, ma un altro dado è stato tratto.(continua)
Clicca qui per leggere l'articolo completo
30 Marzo 2011


PROPOSTA "LEGGERA" PER IL LAVORO
Articolo di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano su Europa
In tutto quattro punti con un obiettivo: dar vita ad un moderno, ordinato e condiviso sistema di rappresentanza, sia a livello nazionale che aziendale, prendendo le mosse dall'accordo interconfederale sottoscritto sul tema da Cgil Cisl e Uil nel maggio 2008 e dalla legge Bassanini sul pubblico impiego. Ci auguriamo che le parti sociali definiscano un nuovo accordo interconfederale, di cui si sente l'urgenza, di modo tale che la nostra proposta di legge sia in grado di recepirne tutti i contenuti innovativi nella logica delle legislazioni di sostegno. (continua)
Clicca qui per leggere l'articolo completo
Clicca qui per leggere l'intervento completo
17 Marzo 2011

TANTI AUGURI ITALIA!
"Quale bene potrei fare all’umanità fuori dal mio Paese? Quale influenza potrei esercitare a favore dei miei fratelli sventurati?... Fortunata o sfortunata, la Patria avrà tutta la mia vita, non sarò mai ad essa infedele…”
(Camillo Benso di Cavour)
“Voi sapete che proclamata l’unità monarchica d’Italia, taluni di noi riprenderanno le vie dell’esilio, gli altri quelle della solitudine. Riparto di gloria? Non la speriamo. Nelle imprese alle quali noi lavoriamo, i nostri nomi si celano studiosamente, da noi medesimi. Lasciateci salvar l’Italia: scriveremo che voi l’avete salvata. Lasciateci fare”
(Giuseppe Mazzini)
“O Mille! in questi tempi di vergognose miserie – giova ricordarvi... perché la maggior parte di voi ha seminato l'ossa su tutti i campi di battaglia italiani – non tutti ma bastanti ancora per ...provare ai boriosi nostri detrattori, che tutti non son traditori e codardi – non tutti spudorati sacerdoti del ventre in questa terra dominatrice e serva!”
(Giuseppe Garibaldi)
“Trasformare l'anniversario dei 150 anni dell'Unità in un nuovo innamoramento del nostro essere italiani... incitare noi stessi ad avere un po' più di orgoglio nazionale. Celebrare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia significa diverse cose: significa verificare da dove veniamo, ma anche dove siamo arrivati e dove andiamo…”
(Giorgio Napolitano)
02 Marzo 2011
RAPPORTO CAMERE APERTE 2011
La buona produttività dei Parlamentari veneti
Baretta secondo in Italia e primo nel collegio Veneto 2
E' stato presentato ieri, presso il Senato il rapporto “Camere Aperte 2011”, predisposto dall’Associazione Openpolis. Si tratta di un monitoraggio della attività e del grado di produttività dei parlamentari italiani redatto sommando, oltre al grado di presenza alle votazioni, altri nuovi criteri (firme di progetti di legge, emendamenti presentati, buon fine delle iniziative...), che rendono più completo ed attendibile il risultato ottenuto. Dalla lettura della graduatoria generale dei deputati e dei senatori emerge che tra i primi 5 deputati in assoluto più produttivi a livello nazionale spiccano 3 veneti: Borghesi (Idv), Baretta (Pd) e Stefani (Lega), rispettivamente al primo, secondo e quinto posto e tra i primi 5 senatori figura il veneto: Casson (Pd) al terzo posto assoluto. Complessivamente (deputati e senatori) il Veneto è la terza regione per produttività dei propri rappresentanti in Parlamento, dopo l’Emilia Romagna ed il Molise. Se si prendono in considerazione i gruppi parlamentari a livello nazionale si nota che in ben 4 gruppi parlamentari i veneti sono in testa: nel Partito Democratico, sia alla Camera (Baretta) che al Senato (Casson), e alla Camera per l’Idv (Borghesi), per la Lega (Stefani) e al Senato per il Fli (Saia).
“Si tratta di un buon risultato per la politica del Veneto – ha dichiarato l’0n. Pier Paolo Baretta, a margine della presentazione del rapporto – che riguarda il lavoro di tutti e che rappresenta uno stimolo a fare sempre meglio, non solo come singoli parlamentari, ma anche con un migliore lavoro di squadra, che manca, per dare più pronte risposte alla nostra regione ed ai nostri territori”
Scarica il Rapporto Completo da Openpolis.it
Report del Corriere del Veneto sull'indagine Openpolis
22 FEBBRAIO 2011
E' la partecipazione il futuro dell'impresa
Articolo di P.P. Baretta e C.Damiano pubblicato su Il Sole24Ore
La partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa sta diventando un argomento del quale, finalmente, si discute nel merito, oltre i pregiudizi ideologici o di classe. A rendere possibile questo salto di qualità della cultura economica e sociale e del sistema di relazioni sono le sfide indotte, dalla dimensione globale, ai sistemi produttivi. Come il caso Fiat dimostra la necessità di organizzare il lavoro delle persone, renderlo il più possibile produttivo, resta, anche in un “ambiente” altamente tecnologico come quello che caratterizza la struttura industriale moderna, una componente decisiva per la capacità competitiva delle imprese. Dopo un periodo nel quale si pensava che la “civiltà delle macchine” si sostituisse alle persone, si è ragionevolmente compreso che anche la più elaborata intelligenza artificiale non surclassa la intelligenza naturale, tanto più se preparata e coinvolta. Il “fattore umano”, dunque, si consolida come componente essenziale della vita aziendale. La discussione sulla produttività degli impianti, infatti, come sui sistemi organizzativi più sofisticati, cessa rapidamente di essere solo “tecnica” e si sposta subito sui “soggetti”, sulle persone e la loro vita aziendale (e per riflesso quella esterna, privata), sui ritmi individuali della loro prestazione individuale e sui tempi di permanenza del singolo operaio o tecnico nella postazione assegnatali. Se, dunque, pur in presenza di robot, informatica…meccatronica, il ruolo della persona non viene meno, anzi trova una nuova stagione di protagonismo, non si può dire altrettanto del suo peso. Da qui vengono a galla tutti i problemi relativi alla scarsa valorizzazione del lavoro, a cominciare da quello che comporta più fatica psicofisica, più sforzo soggettivo, più “alienazione”, le cui forme attuali sono altrettanto, se non più, subdole di quelle tradizionali. Non si tratta solo di un mancato riconoscimento salariale, che pure è un problema, accentuato dalla crescita del differenziale tra i diversi livelli gerarchici della scala aziendale.
LINK AL TESTO COMPLETO
SEZIONE VIDEO - 20 Gennaio 2011
PARENTOPOLI D'ITALIA-Agorà RAI 3
L'On.Baretta partecipa alla trasmissione AGORA' sul tema di "Parentopoli"
La Storia sindacale è fatta anche di momenti difficili che vanno affrontati con l’occhio rivolto alla prospettiva. Non si butta via un investimento della portata di quello previsto a Mirafiori, tanto più in una crisi come l’attuale. Il dubbio che Marchionne cerchi la scusa per non far niente non è una buona ragione per rinunciare alla prospettiva di lavoro per migliaia di persone. Le condizioni lavorative concordate (turni, ritmi, pause, cadenze,…) sono certamente faticose, ma non difformi dalla casistica di gestione degli impianti in condizioni di crisi. Peraltro, come tutti gli accordi, anche questo è il risultato di una condizione congiunturale e non è immodificabile in futuro. Il più clamoroso errore della Fiom sta qui: aver confuso la difesa di “diritti” considerati inalienabili con la difesa dello statu quo, dimostrando intransigenza proprio sulla parte sindacalmente più negoziabile: l’organizzazione del lavoro. Ma non si tratta di un errore casuale. La formazione, che è in atto, di un “cartello delle sinistre” costituito dalla Fiom, dall’Idv, Sel, Rifondazione e dintorni e dai movimenti, costituisce una deriva verso una rappresentanza del lavoro tutta ed esclusivamente politica, che assume l’antagonismo sociale come metro di misura della costruzione dei rapporti politici. La rinuncia all’autonoma iniziativa sindacale rispetto alla politica può andar bene alla a sinistra radicale, che ha un approccio ideologico e, tutto sommato, estraneo alla vita reale delle “officine”; ma che lo pratichi un “sindacato”, come presume di essere la Fiom, ha dell’incredibile. Questo approccio finisce per incrociarsi sullo stesso terreno del governo che persegue la divisione tra i sindacati per piegare il sociale allo schema bipolare, nel tentativo di costruire un altro “cartello”, comprendente altri sindacati, imprenditori, associazioni.
LINK AL TESTO COMPLETO
06 GENNAIO 2011
UN NUOVO '93, NON PER LEGGE
Articolo pubblicato su Europa
Se la domanda è: andava firmato l’accordo di Mirafiori? La risposta è netta: sì! Per almeno due ragioni; la prima: non si butta via un investimento di quella portata, tanto più in una crisi recessiva come l’attuale. Marchionne ricatta? Può darsi. Non è una buona ragione per rinunciare ad una prospettiva di lavoro per migliaia di persone ed anche questo, come ogni accordo, non è definitivo. La Storia sindacale è fatta di alti e bassi e la capacità di gestire i momenti bassi, i sacrifici ed anche quelle che possono essere percepite come sconfitte, con dignità e un occhio alla prospettiva è lungimiranza, non debolezza. La seconda: le condizioni lavorative concordate (turni, ritmi, pause, cadenze,…) sono certamente faticose, ma non estranee alla casistica di gestione degli impianti in condizioni di crisi. Il principale errore degli oppositori, che poi ha portato alla esasperata soluzione sulla rappresentanza, sta nell’aver impostato la loro linea intransigente proprio sulla parte sindacalmente più negoziabile: l’organizzazione del lavoro. Aver confuso i “diritti” inalienabili con lo statu quo, come se anch’esso non fosse il risultato di una condizione e negoziazione… dinamica e storicamente congiunturale. Si tratta di un errore che già è grave lo faccia la sinistra radicale, ma è connaturato ad un approccio tutto ideologico e, tutto sommato, estraneo alla vita reale delle “officine”; ma che lo faccia un sindacato, come presume di essere la Fiom, ha dell’incredibile. Ma non è un caso; è la dimostrazione che è in atto una deriva verso una rappresentanza del lavoro tutta ed esclusivamente politica, sulla cui vischiosità insisto da tempo e che è stata, giustamente, denunciata, in questi giorni, anche da Cesare Damiano nei suoi condivisibili interventi sul tema. E’ il punto di fondo sul quale, tutto sommato, si riflette poco e che travalica del tutto il merito delle questioni in discussione, anche se ne costituisce il filtro di lettura: la formazione in atto, cioè, di un “cartello delle sinistre”: partiti, movimenti, sindacato, che esalta l’antagonismo sociale, assunto come metro di misura della costruzione dei rapporti politici
LINK AL TESTO COMPLETO
02 DICEMBRE 2010
ALLARME CONTI PUBBLICI: L'ITALIA AL BIVIO
Perchè i tagli del Governo non aiutano il paese
Conti pubblici peggiorati (siamo al 120%), minori entrate (- 5 miliardi); disoccupazione crescente (11%); redditi calanti, soprattutto per le famiglie (calo del 2% dei consumi; aumento della povertà (7 milioni di poveri!); tasse tra le più alte d’Europa ed una evasione che si attesta oltre il 16% del Pil. Il fallimento della politica economica e sociale del governo è ormai sotto gli occhi di tutti. E’ dall’inizio della Legislatura che assistiamo al tentativo, non riuscito, di risanare i conti pubblici, di far ripartire l’economia, il PIL, la competitività pubblica e privata; di creare occupazione e di ridurre il peso fiscale per le persone fisiche e giuridiche, ma, soprattutto, per le famiglie… il che ci fa pensare che siamo governati da un esecutivo che non è capace di governare! Peggio ancora, che vi abbia, addirittura, rinunciato. A riprova di questo atteggiamento rinunciatario è lo stesso governo che prevede una riduzione del Pil per i prossimi anni, stimandolo per il 2011 pari all'1,3 per cento. Non guardo agli Stati Uniti che crescono del 3,1, ma alla Gran Bretagna sì, attestata al 2,8%! In questo contesto, l’Italia ha, davanti a sé, un percorso accidentato a causa della necessità di affrontare, contestualmente, la necessità di agevolare il più possibile la ripresa economica, di migliorare i conti pubblici e di evitare lacerazioni al tessuto sociale. Crescita, rigore e solidarietà, dunque. Ma, per l’appunto: contestualmente! Senza crescita, infatti, non ci sarà risanamento dei conti pubblici; senza politiche espansive non ci sarà crescita, né solidarietà. E, senza solidarietà non c’è civiltà!
LINK AL TESTO COMPLETO
Diciamocelo francamente: la nostra è una generazione privilegiata. Non soltanto perché, almeno in occidente, abbiamo vissuto la maggior parte della nostra vita esenti da guerre (ed è la prima volta nella Storia che succede!), ma, anche, perché non capita a tutti di essere testimone e protagonista di una grande trasformazione epocale. Quella che stiamo vivendo, infatti, è una fase storica affascinante e drammatica e la nostra generazione sta assistendo al crollo di un vecchio mondo e partecipa a mettere le basi del nuovo. Come ci ha detto il professor Schiavone, la transizione che ci porta nel futuro è appena cominciata; io aggiungo che, come tutte le grandi transizioni storiche, sarà lunga, contraddittoria, conflittuale. Se, poi, sarà creatrice, come voleva Schumpeter, o distruttrice, non dipenderà dal caso - non vi è nessun automatismo nella Storia - ma soltanto dalle scelte politiche che vengono compiute in questo periodo. La responsabilità della politica, di governo e di opposizione, è clamorosa e non rinviabile. Ma alla stessa responsabilità sono chiamate le rappresentanze sociali, le comunità locali, le istituzioni economiche e morali, le Chiese, le associazioni imprenditoriali, i sindacati. Proprio ai sindacati dobbiamo parlare con chiarezza sviluppando, con loro, tre riflessioni. La prima: il bipolarismo sociale non va bene!. Quando il governo cerca la divisione sindacale per schiacciare a sinistra la Cgil, ed il Pd, per attrarre a sè Cisl e Uil, fa un danno gravissimo. Ma quando la Fiom si fa partito per coprire il vuoto di rappresentanza aperto alla nostra sinistra fa lo stesso errore. E lo fanno Vendola e gli altri quando identificano la loro politica con l’azione del sindacato. La Cgil e la Cisl devono fuggire la tentazione di cadere nella trappola del bipolarismo sociale.
LINK AL TESTO COMPLETO
06 Novembre 2010
Noi, PD, abbiamo sconfitto il Governo
Intervista a Pier Paolo Baretta su "L'Unità"
Dopo lo scivolone dell'altroieri, i lavori sulla Legge di Stabilità (ex Finanziaria) si sono fermati. Riprenderanno solo martedì quando il Governo presenterà un maxiemendamento con misure per la crescita. Tra queste, sicuramente le risorse per l'università. Si ipotizza un intervento da sei-sette miliardi. Pier Paolo Baretta è il capogruppo PD e relatore di minoranza del provvedimento.
Onorevole Baretta la linea Tremonti sulla finanziaria è uscita a pezzi
"Si, mi pare che dopo il voto sui Fas, a saltare sia stata proprio la politica dei due tempi:prima il rigore e poi lo sviluppo. Come ha chiesto il PD sin dall'inizio, le due questioni saranno affrontate assieme e il Parlamento potrà dire la sua."
Pensa che si sia rischiata la crisi?
Penso proprio di sì, in commissione era chiarissimo che si era formata un'altra maggioranza attorno a temi cruciali: l'Università, il Sud e anche l'editoria, su cui i Finiani sono pronti a votare il nostro emendamento. In realtà questo incidente si è consumato su una materia solo apparentemente tecnica: di fatto lo scontro è stato molto politico, sui rapporti di questo Governo con il Sud"
LINK AL TESTO COMPLETO
06 Novembre 2010
La retromarcia di Tremonti
di Pier Paolo Baretta su "Europa"
La sconfitta in Commissione Bilancio ha costretto il governo ad una clamorosa marcia indietro rispetto alla ottusa posizione che ha tenuto per settimane. La pretesa di Tremonti di far approvare una Legge di stabilità (la vecchia finanziaria!) vuota, con la scusa che tutto era già stato fatto a Luglio, per poi tenersi le mani libere e predisporre un altro provvedimento (mille proroghe o decreto che fosse), non poteva stare in piedi. I toppo problemi irrisolti pressano il governo in un crescendo che sarebbe diventato in tempi brevi privo di controllo. La lite con la Gelmini e il finanziamento della Università, le richieste di Sacconi per la proroga della Cassa in deroga, le promesse di rifinanziamento delle scuole paritarie, l’accordo coi pastori sardi, ma, soprattutto, la gabbia insostenibile del patto di stabilità, che mette in ginocchio gli enti locali, l’apertura del confronto con le parti sociali sul fisco… questo è solo un elenco dei dossiers aperti sul tavolo del governo e sui quali, via via, si sono presi impegni o promesse. Pensare di cavarsela con un “mille proroghe” o era ingenuo, o, più probabilmente, trattandosi di Tremonti, troppo furbo Ma, anche la troppa furbizia, come le bugie, ha le gambe corte, o almeno proporzionate alla stabilità politica, che oggi non c’è! Sicché, il governo è caduto proprio su uno di quegli aspetti dove aveva esagerato in furbizia: l’uso distorto delle risorse del Fondo per le aree sottosviluppate. Eppure segnali ce n’erano stati: per giorni la tensione in commissione e venuta crescendo. Le pause, i rinvii, le dichiarazioni dei gruppi lasciavano intendere che il governo sarebbe stato battuto. Perché, dunque, il ministro Tremonti non ha “aperto” prima (bastava poco) e si è cacciato nel cul-de-sac? Da un lato c’è, sicuramente, una arroganza da eccesso di potere che finora gli aveva garantito l’impunità di ogni sua mossa. Un governo debole, un presidente del consiglio “distratto”, una concentrazione di poteri smisurata. Ho più volte denunciato questo fatto: nelle mani di una sola persona si sommano il ministero dell’economia, del tesoro, delle Finanze, del bilancio; la delega proprietaria delle non poche partecipazioni statali (industriali e finanziarie).
LINK AL TESTO COMPLETO
04 Novembre 2010
Cosa deve fare la Camusso
di Pier Paolo Baretta su "Europa"
Con il cambio del segretario la Cgil rientrerà nel gioco e si riapriranno spazi unitari? Le domande sono quelle giuste, ma vanno girate non solo a Susanna Camusso, ma a tutti i protagonisti sindacali, imprenditoriali e politici. Al neo segretario, però, spetta la prima mossa. Si dovrebbe presumere che la maggioranza che l'ha eletta, ampia (ma non bulgara e, perciò, non ambigua) avrà ben chiaro che questa è l'attesa e, dunque, sosterrà questa strategia "entrista"...ammesso che sia questa la linea che, mi auguro, perseguirà la Cgil. Peraltro le mosse necessarie a Camusso per segnare un incipit innovativo sono paradossalmente semplici, tanto degradato è lo stato dell'arte. Penso che ciò che ha segnato, anche più del dovuto, la gestione di Guglielmo Epifani sia stata la rinuncia al confronto sulle regole proposto da Montezemolo. Rinuncia forse obbligata: allora gli equilibri interni non erano 80 a 20 come oggi e la larghezza di questa maggioranza è la principale eredità che Epifani lascia al suo sucessore, sicchè, la prima mossa potrà essere quella di non alzarsi dal tavolo oggi aperto con le imprese sul patto sociale e quello col governo sul fisco. L'esito del confronto è incerto ed è prematuro ipotizzarlo ora; ecco perchè ciò che conta intanto è l'affermazione esplicita da parte della Cgil di un atteggiamento negoziale. In questo ambito si gioca anche una decisiva partita sul fronte unitario: la definizione delle regole della rappresentanza e del modello di relazioni. E' stato proprio al recente congresso della Cgil che Cisl e Uil hanno "aperto" su questo tema, dunque chi ha ricevuto la disponibilità può credibilmente rilanciarla. Le opinioni sul merito sono molto più vicine di quanto si pensi; sia sulle rsu che sulla democrazia economica. I punti di dissenso sono noti, seri ma circoscrivibili.
LINK AL TESTO COMPLETO
20 Ottobre 2010
Il Lavoro cambia, cambiano i Diritti
di Pier Paolo Baretta su "Europa"
Che farebbe la sinistra se non ci fosse la Fiom? E che farebbe il sindacato se ci fosse solo la Fiom? Se, come ha detto Bersani, la piazza di sabato va ascoltata - cioè nè snobbata, nè idrolatata - allora sono queste le questioni che la manifestazione ci pone. A sinistra (del Pd) c'è un vuoto di rappresentanza. A chi spetta farsene carico? A Landini o a Vendola? A Epifani e Camusso o a Ferrero e Diliberto? La frantumazione della sinistra...extraparlamentare sembra ricomporsi solo in piazza, ma solo a rimorchio di un sindacato. La Fiom ci mette del suo: coglie da tempo questo vuoto e lo riempie. Ma, così facendo, subisce (come si è ben visto sabato scorso), una pressione, obiettivamente eccessiva per un sindacato, da parte della sinistra in crisi. In quest'ottica, la dichiarazione di sciopero generale, ad esempio, assume un significato diverso per il metalmeccanico di Termini Imerese, venuto a Roma per difendere il suo posto di lavoro, o per il politico che lotta contro la globalizzazione o per chi ha paragonato la manifestazione alla lotta contro la guerra in iraq; il fatto che il quotidiano Liberazione proponga che la sinistra si riunisca sotto i comitati "16 ottobre" la dice lunga sull'equivoco. Sicchè, quando a destra c'è chi teorizza, sbagliando, una sorta di bipolarismo sociale, per il quale, a fronte della presenza di sindacati a sinistra ce ne vogliono anche di destra, a su quest'onda lavora a dividere il mondo del lavoro, trova argomenti nella formazione del cartello sceso in piazza sabato scorso. E' proprio questa idea del bipolarismo sociale che il Pd deve contrastare, soprattutto quando perora, giustamente, una maggiore unità tra le Confederazioni. Nella storia sindacale alle divisioni sindacali si è sempre trovato un rimedio, a quelle politiche no! Bisogna, dunque, distinguere tra le scelte sindacali di questa o quella sigla, discutendole nel merito a partire da posizioni proprie, dalla operazione politica che le accompagna. Una politica moderna, di governo ("momentaneamente all'opposizione") non deve restare schiacciata nella rappresentanza di una parte... di una parte sociale e per giunta portatrice di una linea antagonista.
LINK AL TESTO COMPLETO
07 Ottobre 2010
Un messaggio anche alla CGIL
di Pier Paolo Baretta su "Europa"
Con un crescendo pesante, dopo l’attacco portato a Bonanni a Torino, è toccato alle sedi della Cisl: Bergamo, Livorno, Merate. Ed ora Roma, la sede centrale di Via Po’. Come per tutte le grandi organizzazioni, la sede nazionale rappresenta il simbolo della vita associativa. Attaccare, imbrattare, violare una sede nazionale assume un preciso significato dissacratore, che, certamente non sfugge a chi lo fa!. Il fatto, sommato ai precedenti, è gravissimo e va condannato senza alcuna debolezza. E’ quanto ho fatto, a nome del Pd, intervenendo nell’aula di Montecitorio e chiedendo che il Governo venga a riferire. Una richiesta legittima, perché, come si è visto già a Torino, in occasione dell’attacco a Bonanni, e come, mi pare evidente dal crescendo di questi giorni, vogliamo essere certi che non ci sia una sottovalutazione da parte delle forze dell’ordine su quanto sta accadendo. Gli episodi, infatti, si inseriscono in un clima di intimidazione e violenza che va stroncato con una azione di prevenzione sia politica che istituzionale. Molti sostengono che non siamo agli anni di piombo, che nella democrazia italiana è più matura la coscienza non antagonista, che gli anticorpi sono diffusi e che spazio nei luoghi di lavoro per avventure illegali non c’è. Tutto vero, ma, senza lanciare allarmismi, non possiamo dimenticare che la strategia della tensione comincia così: con il ripetersi di episodi gravi, ma che appaiono ancora sotto controllo; che vengono condannati sul metodo, ma tollerati nelle motivazioni. Mentre sono proprio le motivazioni il “brodo di coltura” (per richiamare una nota, quanto infausta, espressione storica) della deviazione che va stoppata. E le motivazioni sono del tutto evidenti e riassumibili in due aspetti. Il primo: mettere in difficoltà la parte più dinamica ed innovativa del mondo del lavoro. Si può, ovviamente, non condividere la linea portata avanti dalla Cisl, ma non si può dire che sia una linea immobilista rispetto alle novità, clamorose e dirompenti che la contemporaneità ci pone. I critici dicono che è anche troppo dinamica. Ma non è questo il punto che interessa gli assalitori. Ciò che appare evidente dagli attacchi di questi giorni è che chi li pratica non è interessato ad una discussione di merito, a proporre un’altra linea su come affrontare la globalizzazione; ma impedire il formarsi ed il discutere di una qualsiasi linea che non sia lo statu quo, la totale conservazione dell’esistente. E’ un punto decisivo per comprendere perché questi episodi non vanno per niente sottovalutati. Sono, infatti, portatori di una idea drammatica, pessimistica, nichilista della società e delle relazioni. Non credo di esagerare, e, comunque, è meglio prevenire. Ma questo tentativo di bloccare la realtà non è rivolto solo contro la Cisl. E questo è il secondo aspetto della vicenda. Parliamoci chiaro: il messaggio è rivolto, sia pure indirettamente, alla Cgil ed al suo processo di rinnovamento.
LINK AL TESTO COMPLETO
24 Settembre 2010
PD, si può cambiare ma senza creare correnti
di Pier Paolo Baretta su "Gazzettino"
La crisi apertasi nel centro destra è ben più di una crisi di governo, ma di sistema. Rappresenta, cioè, il declino di un epoca caratterizzata da un anomalo blocco di potere che ha visto insieme: il populismo xenofobo e secessionista della lega di Bossi, lo statalismo della destra sociale di Fini, compattati dall’ambiguo liberismo-protezionista di Berlusconi. Questo equilibrio poteva durare finché prevalevano le economie nazionali, rette dal compromesso interno tra impresa, lavoro, welfare. Ma la grande crisi economica, che ancora attraversiamo, ha sconvolto le regole del gioco competitivo e delle convivenze etniche, ha frantumato i confini ed i poteri reali degli Stati nazionali, ha aperto voragini nella condizione di lavoro e di vita degli imprenditori e dei lavoratori. Di fronte agli effetti di questa impetuosa questione, che possiamo riassumere nella esigenza di “modernizzazione” della società italiana, quella alleanza non poteva reggere. Il Veneto, a causa della sua economia fortemente proiettata sul piano internazionale, ne risente di più; qui, infatti, si sono avvertiti i primi scricchiolii con la lite pre e post elettorale tra Galan e Zaia. E proprio il fatto che a governare una delle più internazionalizzate aree del Paese sia un leghista espone la nostra regione a pericolosi contraccolpi… Come è del tutto evidente, tutto ciò non riguarda soltanto il centro destra, ma tutta la politica e le stesse forze sociali. La vicenda Fiat ci dice, al di là delle posizioni, quanto sia dirompente la fase attuale. Il centro sinistra non è immune da questo travaglio. Tanto meno lo è il PD: la questione del suo profilo, definitivamente riformatore; delle alleanze, il più ampie possibili, ma non a tutti i costi; del suo radicamento nella società, risultato di un deciso rinnovamento culturale ed organizzativo, meritano una vera discussione. La natura e la portata di questa “agenda” e la consistenza elettorale che, nonostante le flessioni subite, è ancora rappresentativa di almeno un quarto degli italiani, caricano il Pd della responsabilità di essere il perno dell’alternativa politica e di governo. Questo ambizioso, ma ineludibile obiettivo, è possibile se il Pd saprà unire progettualità innovativa ed unità interna. Dobbiamo chiederci come si manifestano e si conciliano la libertà di dibattito ed il pluralismo delle idee, che sono una ricchezza della politica, con la esigenza di non frantumarsi. Come vediamo il quesito vale per tutti, ma soprattutto per un partito politico come il Pd che ha, pochi mesi fa, risolto, col consenso di tutti, la questione della linea politica, non da un predellino, ma con una straordinaria operazione democratica che ha coinvolto qualche milione di cittadini attraverso le primarie. La risposta non consiste, come hanno ben compreso i militanti che hanno affollato le numerose feste democratiche che si stanno ancora tenendo, trasformando la discussione nella formazione di uno schieramento interno che fraziona ulteriormente la rappresentanza, anche della stessa minoranza; non promuovendo una conta tra i parlamentari o attraverso la costituzione di correnti, movimenti, aggregazioni interne, non legittimate dal voto degli iscritti. Tutte scelte che, volenti o nolenti, offuscano, come si vede dalle cronache giornalistiche di questi giorni, il merito dei problemi e finiscono per esaltare i personalismi tra i dirigenti. La iniziativa di Gentiloni, Fioroni e Veltroni, non è esente da questo rischio. Non metto in discussione le buone intenzioni dei firmatari, ma non sfugge a nessuno che se per scrollare l’albero si rischia di disperdere i frutti è meglio procedere con una raccolta meno dirompente, salire con pazienza tra i rami e pensare, semmai, più alla semina che al raccolto. Atteggiamento contraddetto dal fatto che la sottoscrizione e la presentazione del documento è stata anteposta ad una discussione aperta e non preordinata negli organismi del partito, nei gruppi parlamentari, nei circoli.
LEGGI LA VERSIONE INTEGRALE
PDF dal Gazzettino - versione ridotta
13 Agosto 2010
Melfi e come capire la sfida della FIAT
di Pier Paolo Baretta su "Il Riformista"
Stupisce lo…stupore di molti commentatori che, evidentemente, si aspettavano una sentenza diversa sui licenziati Fiat di Melfi. Era, al contrario, del tutto prevedibile il reintegro non solo perché i pretori del lavoro tendono, tutt’ora, a considerare il lavoratore, sempre e comunque, la parte più debole, ma, soprattutto, per la motivazione del licenziamento – il blocco della produzione – più clamorosa dello stesso provvedimento, perché ha messo il giudice di fronte all’alternativa tra riaffermare il diritto di sciopero o sentenziare un avvenuto boicottaggio. Si trattava, cioè, di stabilire se si era superato il confine che distingue, nell’esercizio del diritto di sciopero, il naturale blocco della produzione, effettuato attraverso, anche, la fermata degli impianti, dall’innaturale danno portato intenzionalmente, indipendentemente dal giustificato motivo che deriva dallo sciopero e che, di conseguenza, ne travalica gli scopi. Un quesito mal posto, per certi versi ingenuo nel contesto italiano ed il solo fatto che una impresa della esperienza della Fiat lo abbia formulato ha, sicuramente, alimentato il dubbio che vi fosse un intento strumentale.
LINK AL TESTO COMPLETO
11 Agosto 2010
Il Ministro che non c'è in un paese che non cresce
di Pier Paolo Baretta su "Europa"
La produzione industriale riprende, sia con riferimento al periodo immediatamente precedente, sia su base annua. I dati sono confortanti ma fragili.E' prudente non parlare di vera ripresa: troppe volte, in questi ultimi tempi, abbiamo sentito dire che la crisi era finita, per poi subire cocenti delusioni alla pubblicazione della statistica successiva.questa prudenza però , non deve trasformarsi in pessimismo, in quanto le risorse paese, ancorché infiacchite dalle difficoltà sono molte. Tantomeno dobbiamo rinchiuderci nell'attendismo.
LINK AL TESTO COMPLETO
26 Luglio 2010
Manovra Economica
RELAZIONE DI MINORANZA di Pier Paolo Baretta
Dopo due anni di tentativi falliti, da parte del Governo, di risanare i conti pubblici, di far ripartire il Pil e la competitività pubblica e privata, di creare occupazione, di ridurre il peso fiscale, la “manovra” in discussione - varata il 30 giugno scorso con un ennesimo decreto-legge, (78/2010) , l’ottavo in materia economica – ci porta a pensare, che l’Esecutivo non è in grado, non è capace, o non vuole, prendere di petto la drammatica situazione del Paese; tanto meno di indicare la via, impervia, ma indispensabile, della ripresa e dello sviluppo!
LINK AL TESTO COMPLETO
15 Luglio 2010
Manifesto del Nordest e Progetto API
Nota completa in risposta alle dichiarazioni attribuite a Baretta e
pubblicate sul Gazzettino il 14 Luglio 2010
Egr. Direttore,
Leggo oggi sul Suo giornale che sarei stato oggetto di lusinghe verso un’ipotesi di costruzione di un centro politico e che avrei risposto: “mi interessa, ma non firmo”. Per amor di verità nessuno mi ha contattato e, nel caso, non avrei risposto così. Infatti, non credo ad una ipotesi “centrista” nel senso che non sta né di quà, né di là. La situazione politica è talmente ingarbugliata che capisco che sia possibile ipotizzare nuovi scenari, ma a me sembra chiaro che chiunque pensi seriamente di costruire un alternativa al centro destra (e questo mi pare essere ancora il problema, con o oltre Berlusconi) non può prescindere dal Partito Democratico. Si può, anzi si deve, accettare una discussione aperta sulla necessità di rendere più credibili ed efficaci (ed anche, dal mio punto di vista, un po’ più spostate al…centro) la fisionomia e la linea del Pd, ma non abbandonando la barca al suo destino. La questione che pongono coloro che oggi sono critici, ma che, come Cacciari, ci hanno creduto è che il Pd non ha tenuto rispetto al progetto originario, non che quel progetto era sbagliato. Allora: o si rinuncia al progetto o si prova a rilanciarlo. Si può pensare che sia illusorio ridare quell’anima al Pd, ma è certo, almeno in questa fase, che lavorare ad un'altra formazione vuol dire aver rinunciato al progetto. Se posso permettermi: le energie che Massimo Cacciari, Alessio Vianello ed altri potrebbero spendere per il rinnovamento del Pd sono di gran lunga più toniche di quelle dedicate ad avventure minoritarie. Se, allora, mi fosse stata avanzata la richiesta di partecipare ad occasioni utili a migliorare il centro sinistra, compreso il Pd, al fine, anche, di realizzare una coalizione anche molto larga, come proprio il caso vincente di Venezia dimostra, avrei risposto”io firmo”. Se, invece, si fosse trattato di una ipotesi alternativa che parte dal fallimento del Pd e quindi dalla sua inutilità, avrei risposto: “non mi interessa”. Se, infine, fossimo di fronte ad una strada che affida al Pd il compito di coprire uno spazio socialdemocratico e al nuovo centro quello moderato, avrei detto: “è un errore”. Un‘idea superata che tiene ferma, per un eccesso di realismo elettorale, la evoluzione della politica italiana.
La ringrazio per la cortesia,
Pier Paolo Baretta
7 Luglio 2010
E SE AVESSIMO SOPRAVVALUTATO IL CASO FIAT? di Pier Paolo Baretta
Pubblicato sul sito IL DIARIO DEL LAVORO
E se Pomigliano non fosse poi così importante? O, almeno, non così tanto da occupare, come invece è successo, per giorni le prime pagine dei giornali? O da essere additato a paradigma delle relazioni sindacali italiani. La vicenda è, addirittura, diventata il metro di misura delle culture politiche. Il Governo, in verità, si è sottratto dall’intervenire fino alla fine, quando sembrava che sparisse la Panda. Contrariamente ad una certa polemica politica che ha invocato un maggior interventismo della politica, penso invece che quest’ultima abbia fatto bene a restare defilata. E’, infatti, anche troppa la invadenza sulle questioni del lavoro, che andrebbero restituite in toto alla autonomia negoziale delle parti. Ma, il Governo non si è sottratto di dire la sua al momento del Referendum: la trasmissione domenicale della Annunziata col confronto diretto tra Sacconi e Landini ha portato almeno un 5% alla causa del no per la eccessiva sicurezza con la quale il ministro ha affrontato la materia, attribuendogli una sorta di passa non passa della democrazia, provocando, probabilmente, una reazione negativa anche tra una parte di coloro che condividevano l’accordo. Un altro 5% di no va attribuito, a mio avviso, alle dichiarazioni di Marchionne quando ha chiesto il 90% dei consensi: si sa che non bisogna mai stravincere…
LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO
LINK AL SITO IL DIARIO DEL LAVORO
14 GIUGNO 2010
POMIGLIANO, UN TERRITORIO MARTORIATO DALLA DISOCCUPAZIONE di Pier Paolo
Baretta
Pubblicato sul sito APRILEONLINE a cura della Fondazione PANEACQUA
L’importanza dell’intervento Fiat su Pomigliano d’Arco equivale a quello effettato, anni fa, su Melfi. La differenza è nota: nel caso di Melfi si trattò di una costruzione ex novo – il prato verde – dello stabilimento e dell’esperienza territoriale collegata, mentre, nel caso di Napoli, si tratta di una ristrutturazione di un impianto storico, inserito in un contesto ben definito e complicato. Ciò rende, addirittura, più audace e difficile il caso di Napoli, ma, tutto sommato, il paragone tiene. Infatti, la natura del processo riorganizzativo avviato a Pomigliano è tale che, se avrà successo, si potrà parlare di “rinascita” dello stabilimento. Rinascita culturale, prima ancora organizzativa. La Storia “sociale” dello Stabilimento è nota e si sa che le malattie legate alle eccessive punte di assenteismo, alle crisi di produttività, al clima interno caratterizzato da relazioni….faticose, dipendevano più da rischi di inquinamento esterno che dai, pur presenti, radicalismi sindacali...
LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO
LINK AL SITO APRILEONLINE
GIUGNO - MAGGIO 2010
LA MANOVRA ECONOMICA
Articoli di Pier Paolo Baretta
UNA "MANOVRINA" SENZA INTERVENTI STRUTTURALI - Giugno 2010 - L'Ago e il Filo
OK AI TAGLI DOVEROSI E TASSARE SUL SERIO LE RENDITE FINANZIARIE?- 08 Giugno 2010 - Riformista
UNA MANOVRA CONTRO LA CRESCITA - 27 Maggio 2010 - Europa
GIUGNO - MAGGIO 2010
ATTUALITA'
Articoli di Pier Paolo Baretta
L'ABBAGLIO DEI PICCOLI - 10 Giugno 2010 - Europa
I PICCOLI, AUTONOMI DALLA POLITICA - 11 Maggio 2010 - Europa
10 MAGGIO 2010
CONVEGNO AREA DEMOCRATICA
Intervento di Pier Paolo Baretta
Possiamo dire che, finalmente, cominciamo ad esserci. Nel precedente incontro di Area democratica, sempre qui a Cortona, iniziai il mio intervento dicendo: “non se ne può più”. A distanza di alcuni mesi la situazione generale non è migliorata, anzi! Nemmeno quella del Pd, che preoccupa per le difficoltà che incontriamo ad affermare un vero profilo riformista. Il partito democratico sta seriamente rischiando di uscire dal mercato della politica. Il numero impressionante di voti persi negli ultimi due anni. Il peso dell’astensionismo, che grava su di noi quanto sul centro destra. Un partito di opposizione trincerato sulla difensiva e per questo motivo incerto o rattrappito nella propria comunicazione ai cittadini, all’opinione pubblica. Ci vuole una scossa.
CLICCA QUI PER L'INTERVENTO COMPLETO
RELAZIONE DI PIER PAOLO BARETTA
"ATTUALITA' E LIMITI DELLO STATUTO"
Monfalcone, 08 Maggio 2010-
Quarant’anni è una bella età! Diversamente dal passato, oggi a 40 anni non si è vecchi, ma nel pieno del vigore e delle potenzialità. Se, dunque, guardiamo, con l’occhio della storia, allo Statuto dei diritti dei lavoratori, che compie 40 anni il 20 maggio, dobbiamo riconoscere non è ne vecchio, ne decrepito. Il suo valore di fondo è intatto, nel significato moderno che, anche attraverso questa legge, è stato attribuito ai concetti di dignità, di tutela, di emancipazione, di rappresentanza del lavoro. Senonché, questi 40 anni sono stati così intensi da segnare un cambio d’epoca. E’ sufficiente ricordare alcuni aspetti comprovanti questa affermazione. Il principale è accaduto sul piano politico ed è, ovviamente, il crollo del muro di Berlino. L’avvenimento è del1989, dunque solo 21 anni fa… ma sembra molto di più se guardiamo agli effetti prodotti sugli equilibri geopolitici, a cominciare dalla definitiva affermazione della dimensione globale dei problemi, dalla incipiente crisi degli Stati nazionali, dall’affermarsi di forme di radicalismi e di conflitto destinate a mutare complessivamente lo scacchiere. E’ stato rilevato da molti studiosi che la nostra epoca storica, successiva alla caduta del muro, rompe equilibri che vigevano, nella loro logica, dalla pace di Westfalia del 1648.
CLICCA QUI PER LA RELAZIONE COMPLETA






