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24 Gennaio 2012

Il ricordo di Valter Vanni

"Con la scomparsa di Valter la citta' ed il Pd perdono una intelligenza politica di grande valore. Un amico ed un compagno capace di sostenere con lucidita' le proprie ragioni, sempre mettendoci la propria faccia. Ma, anche, di ascoltare sempre quelle degli altri e di cercare, pur nella costante chiarezza e "franchezza" (come si diceva nella scuola politica alla quale si e' formata, pur nelle differenze, la nostra generazione) del confronto, i punti che ci univano. Per queste caratteristiche dell'uomo e del politico Il suo itinerario lo ha portato a credere davvero nel Pd, approdo e ripartenza di una militanza troppo prematuramente interrotta. Alla compagna va il mio più' affettuoso abbraccio e, pur nel dolore, il conforto che Valter Vanni e' e sara' per tutti noi l'esempio di una politica vera.           Pier Paolo Baretta"

21 Gennaio 2012

ASSEMBLEA NAZIONALE PD:
Intervento di Pier Paolo Baretta


14 Dicembre 2011

BarettaCamera

MANOVRA "SALVA ITALIA":
Relazione di Maggioranza per la V Commissione di Pier Paolo Baretta

Signor Presidente, come lei sa e i colleghi sanno, il lavoro delle Commissioni si è svolto ininterrottamente per molti giorni e si è concluso nella tarda nottata. Pensavamo di poter usufruire di un lasso di tempo maggiore - non eccessivo, ma comunque maggiore - per poter riordinare non tanto le idee, quanto i contenuti del lavoro svolto che è notevole. Più di settanta, se non ho visto male, sono le proposte emendative e di modifica che le Commissioni, in questi giorni di proficuo lavoro, hanno prodotto rendendo più equa la manovra - come è stato autorevolmente detto dal Presidente del Consiglio che alle dieci di ieri sera è venuto in audizione, e lo ringraziamo di aver partecipato ai nostri lavori -, il cui testo viene oggi consegnato all'Aula. Èuna terminologia molto abusata in questi giorni, ma che fa piacere venga utilizzata in primis dal Presidente del Consiglio perché è un riconoscimento, che peraltro è stato esplicito, al lavoro parlamentare e al ruolo che il Parlamento ha svolto in questi giorni. Il fatto di aver reso più equa la manovra non l'ha resa meno difficile, meno impegnativa e meno densa di sacrifici per gli italiani e per le varie categorie sociali di questo Paese. Il punto di partenza, non ce lo dobbiamo dimenticare, è la difficile situazione economica e finanziaria nella quale versa l'Italia. Siamo in recessione economica, abbiamo un debito pubblico ancora insostenibile, il rifinanziamento, il miglioramento della finanza pubblica procede e pensiamo di giungere (anche per merito degli interventi che il Parlamento ha fatto recentemente quali la riforma dell'articolo 81 della Costituzione) nel 2013 al pareggio di bilancio. Tutto ciò, però, mette maggiormente in evidenza l'esigenza di un passaggio stretto nel quale stiamo dibattendoci anche a fronte della difficile situazione economica e finanziaria internazionale. È stato sottolineato, nelle ultime settimane, come il ruolo dell'Italia nel consesso internazionale, oltre ad aver riacquistato credito, abbia però una valenza particolare essendo il nostro Paese posizionato in una fascia di reddito di industrializzazione, di capacità di produzione in generale che fa sì, in sostanza, che l'Europa non possa reggere senza di noi. Noi abbiamo sempre detto che l'Italia non regge senza l'Europa e la nostra scelta europeista è stata sempre chiara ed indiscussa, ma è emerso clamorosamente nelle ultime settimane che la crisi della zona euro poteva trovare nell'Italia o il punto di affossamento o il primo punto di riscatto. Bene in questo contesto si è sviluppata e si sviluppa l'azione portata avanti dal Governo Monti sostenuto da un'ampia Pag. 12maggioranza parlamentare, ampia maggioranza che ha saputo affrontare le proprie differenze non sempre superandole ma gestendole nello spirito di collaborazione nazionale necessario in questa particolare fase. Le due grandi forze che sostengono il Governo assieme al terzo polo e cioè il PdL ed il PD non hanno nascosto mai, in nessun momento, che hanno opinioni diverse e che torneranno, quando lo consentiranno i tempi politici ed economici, a confrontarsi rispetto alle prospettive generali del Paese. In questo momento però si è deciso assieme e responsabilmente di sostenere un Governo un po' impropriamente definito tecnico (abbiamo sentito anche ieri sera il Presidente Monti rilasciare delle affermazioni che si possono senza timore definire di carattere politico) per attraversare insieme questa strettoia di carattere generale. È evidente che il giudizio complessivo che noi abbiamo dato come gruppi di maggioranza sulla manovra è un giudizio di accettazione convinta nel quadro di riferimento che ho appena esposto. Abbiamo chiesto al Governo, nel corso di questa discussione, di intervenire per migliorare alcuni elementi soprattutto di valenza sociale di questa manovra e soprattutto di predisporre, in tempi ragionevolmente brevi, quella che possiamo chiamare, se non proprio una «fase due» almeno una «fase uno e mezzo» e di cominciare a volgere l'attenzione delle scelte che vengono fatte verso lo sviluppo. (continua)

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09 Dicembre 2011

Baretta

COMUNICATO STAMPA:
Manovra, Baretta: Importanti convergenze, lavoro non concluso per rendere più equo il Dl

Per rendere piú equo il decreto è necessario intervenire con modifiche rispetto al testo licenziato dal governo senza toccare i saldi e la struttura del provvedimento. Il peso della manovra può essere ripartito con maggiore giustizia sociale ed è su questo che stiamo lavorando per aumentare l'esenzione dell'Imu sulla prima casa e sul capitolo delle pensioni: dall'indicizzazione, almeno fino a tre volte la minima, al superamento del sistema dei disincentivi, alla gradualitá dell'innalzamento dell'etá pensionabile per il lavoratori che subiscono un aumento secco di molti anni di permanenza al lavoro". Così il capogruppo democratico nella commissione bilancio della Camera, relatore del dl 'salva Italia', Pierpaolo Baretta. "E' in corso un importante approfondimento delle misure - spiega - anche perchè, a differenza di quanto diffuso dai media, il lavoro è tutt'altro che concluso, nonostante siamo in presenza di convergenze significative tra i partiti che hanno responsabilmente deciso di appoggiare l'esecutivo. Ora serve un confronto serrato con il governo per ottenere risultati concreti: il gruppo del Pd è impegnato in questa direzione".
Pier Paolo Baretta
 

29 Novembre 2011

BarettaNuovaVenezia

Tutto il Veneto con le sue città decisivo per il Governo Monti
di Pier Paolo Baretta

Il governo Monti parte con una inedita e, fino a pochi giorni prima insperata, fiducia parlamentare. Ci attendono prove impegnative, alle quali tutti, cittadini, partiti, parti sociali, siamo chiamati a contribuire. La scelta della Lega di restare fuori dal coro è irresponsabile. La posta in gioco è l'Italia e ci sono momenti nei quali nessuno può anteporre gli interessi "privati" o di calcolo elettorale (calcoli, peraltro, sbagliati) a quelli generali. Proprio chi si picca di essere portatore di istanze popolari e dal popolo ha avuto la responsabilità di guidare grandi regioni, economicamente e socialmente decisive, ha il dovere di partecipare alla soluzione dei problemi. Il Veneto è tra queste e bene hanno fatto, nei giorni scorsi, autorevoli esponenti del mondo industriale e sindacale veneto a sostenere che la nostra regione non può stare all'opposizione di un governo che ha il compito di portare il Paese fuori dalle secche. La diatriba, quasi ideologica, sul governo dei banchieri e della Bce, lascia, in questa situazione, il tempo che trova ed anzi proprio le preoccupazioni di non subire il commissariamento estero e dei mercati ha portato alla formazione di questo esecutivo, dalla, solo apparente, connotazione "tecnica". Già nelle prime mosse, segnate dalla ripresa di un ruolo internazionale dell'Italia, si delinea il segno di una inversione di tendenza che va sostenuta e non boicottata. Bisogna, innanzi tutto, far fronte alla speculazione sui nostri titoli di Stato. Ci attendono, nei prossimi mesi, aste per circa 200 miliardi di euro e una strada può essere quella di reiquilibrare la eccessiva esposizione sull'estero del nostro debito, anche attraverso proposte che che invoglino i risparmiatori e gli investitori italiani ad acquistarli. Se, ad esempio, si addottasse, come è necessario e giusto, una patrimoniale ordinaria (cosa è, poi, l'Ici, se non una patrimoniale parziale? Ed allora, perchè non affrontare tutto il nodo, anzichè scaricare, ancora una volta, il carico solo su una parte di contribuenti, risparmiando i più abbienti? Questo punto debole della posizione del Pdl è, in questo contesto, francamente incomprensibile ed ingiustificata) si potrebbe consentire di sostituirla con l'acquisto (a certe condizioni) di titoli di Stato.(continua)

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24 Novembre 2011

BarettaDamiano

"Pensioni, la soluzione c'é: rendere flessibili le uscite"
Proposta di Legge di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano

Pubblichiamo la proposta di legge, presentata venerdì 18 novembre scorso dai deputati Pier Paolo Baretta, Cesare Damiano e Donata Lenzi “Disposizioni per consentire la libertà di scelta per l’accesso al trattamento pensionistico dei lavoratori”, in cui si propone, salvaguardando il diritto di accesso alla pensione con 40 anni di contributi svincolato dall’età anagrafica, un sistema flessibile di uscita volontaria da 62 a 70 anni di età con una tabella di incentivi e disincentivi. Con l’attuale legislazione, a partire dal 2013, un lavoratore con 35 anni di contributi, per poter andare in pensione dovrà avere il requisito anagrafico di 62 anni di età o di 61 anni con 36 anni di contributi (quota 97). A ciò vanno aggiunte le cosiddette “finestre” che rinviano di almeno un anno la praticabilità del diritto riconosciuto. Anche i 40 anni di contributi non sono più tali per effetto delle “finestre”: il solito imbroglio del passato governo. Da qui la proposta di un sistema che consenta ad ogni lavoratore la possibilità di scelta per accedere al trattamento pensionistico secondo uno schema flessibile, fatte salve le attuali normative riguardanti i lavoratori con 40 anni di anzianità contributiva, così come quelle dei lavoratori interessati dall’applicazione della disciplina dei lavori usuranti del D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67.

Presentazione proposta di legge Damiano-Baretta

Testo proposta di legge Damiano Baretta

20 Novembre 2011

Baretta


6 IDEE PER RIDURRE LA SPESA E FAVORIRE LA CRESCITA

Una decina di deputati e senatori appartenenti a diversi schieramenti politici che appoggiano il Governo Monti (Enrico La Loggia, Linda Lanzillotta, Walter Vitali, Mario Baldassarri, PIER PAOLO BARETTA, Marco Causi, Antonio D’Alì, Enrico Morando, Tiziano Treu) hanno elaborato un pacchetto di proposte tendenti da un lato al contenimento della spesa pubblica e dall’altro a favorire la crescita. Le proposte, che saranno presentate in Conferenza Stampa martedì 22 novembre alle ore 12, 00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, (predisposte in collaborazione con la Fondazione Astrid presieduta dal prof. Franco Bassanini e con l’ausilio di esperti quali Domenico Casalino, Claudio De Vincenti, Paolo Guerrieri, Giorgio Macciotta, Marcello Messori, Stefano Micossi, Mauro Nori e Edoardo Reviglio) riguardano, in sintesi, i seguenti sei punti:

1. riforma delle pensioni di vecchiaia ed anzianità. Il risparmio derivante dovrà favorire in particolare le donne lavoratrici ed i giovani, attraverso politiche di detrazioni fiscali;
Testo completo della proposta

2. patrimoniale ordinaria volta alla riduzione del carico fiscale delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese;
Testo completo della proposta

3. incentivi agli investimenti privati nel settore delle infrastrutture e misure fiscali a sostegno delle imprese per l’innovazione e la ricerca;
Testo completo della proposta

4. dismissioni patrimoniali volte alla riduzione del debito;
Testo completo della proposta

5. riduzione delle spese e dei costi delle Pubbliche amministrazioni;
Testo completo della proposta

6. riqualificazione ambientale ed energetica del patrimonio edilizio, con particolare riferimento agli investimenti nel settore delle energie rinnovabili.
Testo completo della proposta

Le proposte, in forma articolata, sono state trasmesse al presidente del Consiglio Mario Monti come contributo all’agenda di governo :
Lettera al Presidente Monti
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13 Novembre 2011

Baretta

"L'epilogo di Berlusconi"

Si chiude un epoca. Si apre una impegnativa fase della vita italiana. L'epilogo della vicenda politica di Berlusconi avviene perche' la democrazia e la politica sono si affaticate, ma non... dimissionarie. Nonostante le pressioni finanziarie ed internazionali, cio' che ha sancito la svolta e' stato un democratico voto parlamentare. I 308 voti riportati dal governo sul rendiconto hanno reso evidente che Berlusconi non aveva più' la maggioranza politica! E, nonostante i poteri "forti" e le lobby mediatiche che lo sostenevano o lo demolivano, e' stata la tenacia di una politica di opposizione seria e responsabile (basta ricordare la rapida approvazione di ben tre manovre in tre mesi), ma determinata a perseguire il cambiamento, a creare le condizioni per la caduta parlamentare di Berlusconi. Certo, molti fattori esterni hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato, ma senza il vigile presidio istituzionale del Presedente della Repubblica, la centralita' del Parlamento nella formazione e conclusione dei governi, l'azione del Partito democratico e delle altre opposizioni e di esponenti della stessa maggioranza, non avremo oggi, spred o non spred, le sue dimissioni. Ora il paese e' di fronte ad una prova impegnativa, ma decisiva. Serviranno rigorose riforme economiche che ripotino l'Italia a rioccupare il posto che le spetta nel consesso internazionale; cio' comportera' ristrettezze ma la contropartita dovra' essere una ripresa rapida e sicura, la crescita, gli investimenti, il reddito delle famiglie e la reddittivita' delle imprese economiche. Servira' che soprattutto il Parlamento affronti le riforme istituzionali, elettorali e della politica. Ma tutto cio' non bastera' se non sara' rilanciato un nuovo senso civico. I guasti ai quali dobbiamo rimediare non sono solo quelli economico finanziari e sociali di questi ultimi 3 anni di governo Berlusconi, ma ai 17 di Berlusconismo nei quali e' stata inniettata nelle vene del Paese una droga cultulare e una rilassatezza etica che hanno fatto da coltura alla "crisi nella crisi"! Ma, ciononostante, il popolo italiano ha, come altre volte nella sua lunga storia, conservato degli anticorpi sani ai quali bisogna ora fare appello. Ecco perche' la posta in gioco va ben oltre la necessaria e positiva formazione del nuovo governo, ma chiama in causa tutti noi, ciascuno di noi, in un progetto Paese che trasformi questa grave crisi economica, politica e valoriale, in una grande opportunita' per una nuova stagione Italiana.
Pier Paolo Baretta
 

12 Novembre 2011

Baretta

Dichiarazione di voto su legge stabilità

"Signor Presidente, la crisi economica e sociale che attanaglia il nostro Paese non è stata affrontata dal Governo con la necessaria e doverosa determinazione e competenza. La parola finale, e sottolineo finale, di questo troppo lungo iter negativo è il maxiemendamento al disegno di legge di stabilità che viene approvato oggi e che non corrisponde per nulla alla dimensione dei problemi che abbiamo, alla natura dei nostri difficili rapporti con le autorità europee, alle indicazioni stringenti che sono derivate dagli impegni presi nella ridefinizione del Patto di stabilità, alle prospettive di riforma richieste dalla ormai famosa lettera della Banca centrale europea. Diciamolo chiaramente: la legge di stabilità o meglio il maxiemendamento non corrisponde nemmeno - il che è più clamoroso - al lungo elenco di programmazione di impegni che il Presidente del Consiglio ha assunto in nome dell'Italia, senza peraltro alcuna preventiva discussione parlamentare, nella lettera consegnata all'Unione europea qualche settimana fa. La lunga richiesta di chiarimenti, ben trentanove quesiti che la Comunità europea ha fatto all'Italia sulla missiva di Berlusconi, prova l'insoddisfazione comunitaria, al di là delle dichiarazioni formali, sulle proposizioni lì contenute: nessun piano di investimenti produttivi; un piano di dismissioni solo annunciato, senza alcuna previsione quantitativa sul ricavabile, che affida ogni decisione ad ulteriori decisioni, ad ulteriori decreti, con addirittura il contorto passaggio che prevede l'affidamento al Demanio, che potrà acquistare titoli pubblici (una partita di giro, insomma, ben altro ci vuole per gli agguerriti mercati speculativi); una trattativa privata per la cessione dei terreni agricoli sotto i quattrocentomila euro, il che pone la delicata questione dei beni confiscati alla mafia. L'articolo 13, su cui si è soffermato il relatore, cozza con la scelta fatta nella legge comunitaria di non accogliere la direttiva europea. La sola modifica positiva apportata al Senato è quella relativa al reinserimento del trattamento economico accessorio al personale della DIA, anche se permangono dei tagli eccessivi ed insostenibili che mettono in difficoltà la struttura. In compenso, si fa per dire, viene abolito il registro delle armi comuni. A volte c'è da chiedersi se si sa quel che si fa. Il grande business della paura trova, con questo provvedimento, anziché il civile rafforzamento delle forze dell'ordine, il Far West come orizzonte. Vi è poi una nuova norma che allarga la decontribuzione degli apprendistato, ma non prevede alcuna stabilizzazione finale. Insomma, si tratta dei risultati di questa politica, che conclude un triennio gestito pericolosamente e con un crescendo negativo sotto gli occhi di tutti e sotto quelli degli osservatori internazionali: uno spread da brivido che mette in discussione il valore dei nostri titoli e preoccupa i risparmiatori, un debito pubblico che resta fermo alla vertiginosa vetta del 120 per cento, un PIL che resta sotto la soglia dell'1 per cento, una disoccupazione troppo pesante che raggiunge cifre insostenibili per i giovani e le donne, una caduta del potere d'acquisto dei ceti medi e dei redditi bassi che allarga le disuguaglianze economiche e sociali. È, dunque, ora di chiudere questa fase politica e di voltare pagina. Questo esito è il risultato di scelte che si sono rivelate sbagliate, sul piano economico innanzitutto, a cominciare dalla reiterata sottovalutazione della portata della crisi. Ancora il 3 agosto, avevamo già approvato la manovra di luglio ed era già chiaro che si stava predisponendo quella di agosto, il Presidente del Consiglio è venuto in quest'Aula a dirci che andava tutto bene. Ma le cose andavano già male ed i mercati erano in fibrillazione. Già nella composizione della manovra di luglio erano emerse le tensioni internazionali che portarono alla drammatica decisione di inserire la clausola di salvaguardia sulla delega fiscale ed assistenziale per la copertura di ben 20 miliardi di euro, norma poi ripresa nella manovra di agosto ed anticipata di un anno. Questa spada di Damocle, non dimentichiamocelo, è lì, brandita sulla testa di tutti noi, e basterebbe solo questo episodio per dire quanto di ingovernato c'è, non solo di ingiusto, nelle cose che avete fatto. La sottovalutazione della portata della crisi vi ha portato a sbagliare l'approccio alla terapia. Avete pensato che rigore e crescita venissero in sequenza, mentre, se non c'è crescita, non ci sarà neppure risanamento, e questo è proprio il punto su cui si sono concentrate le critiche internazionali. Dovete crescere, ci è stato detto spesso e sempre più assiduamente mano a mano che la situazione precipitava. Dobbiamo crescere, abbiamo ripetuto noi in un crescendo di proposte inascoltate. Avete scambiato le esortazioni europee per pregiudizio anti-italiano e anche quando ciò è avvenuto, come nel deprecabile caso della conferenza stampa della signora Merkel e di Sarkozy, resta il fatto che noi non crescevamo. Avete anche voluto tacciare i nostri allarmi per gioco politico: non avete voluto vedere, non avete voluto sentire, non avete voluto sapere. Avete continuato con i tagli lineari anche quando non c'era rimasto più niente di lineare. Ma tutto ciò non è successo per caso, dietro c'è una linea politica fallimentare, verso l'Europa innanzitutto. Avete descritto l'Europa sempre più come una minaccia anziché una risorsa: i giudizi sull'euro, la lettera della BCE, che molti di noi considerano una agenda su cui discutere, non possiamo dimenticarlo, vi avevamo chiesto di discuterla, e voi non solo vi siete rifiutati, ma l'avete tenuta secretata fino a quando non sono stati i giornali a pubblicarla. Le stesse risposte contenute nella recente lettera di Berlusconi - quel lungo elenco di impegni fin troppo ravvicinati per essere credibili - non rispondono al vero nodo della questione, e cioè che risanamento e crescita vanno insieme e cioè che ci vogliono riforme. C'è sempre stato nel vostro atteggiamento un di più di autoreferenzialità e - mi sia permesso - di arroganza. «Abbiamo i numeri e decidiamo noi»: è stato il ritornello che abbiamo sentito più volte in quest'Aula. Non avete coltivato alcun rapporto vero con le opposizioni e non avete ritenuto che valesse la pena confrontarvi. Tanto potevate farcela da soli. Anche quando la crisi è diventata acuta, e i vostri numeri esigui, vi siete chiusi nel vostro cerchio magico, senza accorgervi che chi vi bussava alla porta non era tanto l'opposizione, ma il Paese. Ecco anche che l'indubbio consenso delle parti sociali, di cui avete goduto per lungo tempo, lo avete dissipato. La ricerca dello scontro sociale e della divisione, la progressiva disattesa delle richieste poste e, al tempo stesso, la debolezza strategica sulle scelte da compiere. Per quanto tempo avete dato colpa agli altri delle vostre difficoltà! Il Paese che consegnate dopo tre anni ha bisogno di una robusta iniezione di fiducia e di scelte politiche di discontinuità per superare lo scarto clamoroso tra le grandi potenzialità insite nelle famiglie, nelle imprese e nel lavoro, la voglia di uscire dall'angolo, che tutti i giorni vediamo tra la gente, dalla strettoia attuale e le risposte politiche che finora voi avete offerto. Questo scarto è cresciuto, ma va ricomposto. Questo è il compito che ci aspettiamo assolva la nuova fase politica ed è l'augurio che facciamo al nuovo Governo, che speriamo inizi al più presto il suo impegnativo compito."
Pier Paolo Baretta

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09 Novembre 2011

Baretta

"Berlusconi verso le dimissioni"

Il voto di oggi alla Camera sul rendiconto, nel quale il governo non ha ottenuto la maggioranza, apre la crisi politica. L'annuncio delle dimissioni di Berlusconi, sia pure dopo il voto di stabilita', chiudono questa ormai insostenibile situazione. Napolitano sapra' guidare questo delicato passaggio verso l'esito migliore. Ora tocca a noi, al Pd, a chi vuol bene all'Italia, indipendentemente dalla soluzione politica che verra' adottata (governo di unita' nazionale o elezioni anticipate) di assumersi la responsabilita', la più' condivisa possibile, di favorire e partecipare ad una nuova stagione di riforme, di risanamento, di crescita e di equita'. Come ha detto Bersani, nella grande manifestazione di Sabato scorso, FIDUCIA e VERITA' si aspetta da noi il Paese. Un Paese che merita di più! Pier Paolo Baretta


29 Ottobre 2011

BarettaEuropa

"ABBIAMO IDEE, NON LA SINTESI"
pubblicato su EUROPA

E' molto probabile che la lettera di Berlusconi alla UE non sará praticata per la densitá degli impegni, da far invidia alla più trita pianificazione sovietica, con la differenza che quella era un piano pluriennale, questa è un piano semestrale. La ristrettezza dei tempi annunciati acuisce la pericolositá di alcune proposte, quali il licenziamento facile, che sta risvegliando furori ideologici sopiti ed avrà, come effetto certo, l'aumento del contenzioso davanti al giudice del lavoro. Cè un che di maniacale in questa insistenza del governo. Non era piaciuto l'accordo del 28 giugno ed ecco spuntare l'articolo 8, nel decreto di ferragosto. Norma che nessuno aveva chiesto. I sindacati e le imprese ne riducono, a settembre, con un nuovo accordo, l'impatto dirompente; ma l'esecutivo continua nel braccio di ferro e tira fuori il licenziamento per motivi "economici". Che significa, visto che stiamo parlando di licenziamenti individuali e non collettivi? Chi lo stabilisce? Che fine fa la giusta causa? Mentre lancia questo bersaglio diversivo, Berlusconi è del tutto reticente sulle pensioni di anzianità e da premier piazzista quale è, ricicla quel che già c'è, visto che giá ora si va in pensione a quasi 66 anni con la vecchiaia. Davvero preoccupante è l'affastellamento delle proposte per la crescita. Questo, che doveva essere il cuore del decreto, denso di interventi ed investimenti straodinari non produce altro che promesse. Anche perchè la lettera è priva di credibili indicazioni finanzarie. Non dimentichiamo che ancora qualche ora prima di scriverla, lo stesso Berlusconi, facendo il verso ad un Tremonti ormai mobbizzato, ricordava che non c'è un euro disponibile. Ma, tutti questi motivi di critica, non sono sufficienti per snobbarla; relegandola nel cassetto dei sogni o nel museo egli orrori, perchè serve a un ben altro scopo: quello di mettere in campo un programma elettorale di presunto stampo "liberale", rilanciando il centro destra come soggetto innovatore, dopo tre anni di sonno e rifacendosi, così, una verginità. Il bluff è chiaro agli addetti ai lavori e va smascherato agli occhi dell'opinione pubblica. Ma, il tentativo, sia pure spudorato, punta a riprendere l'iniziativa politica, scavalcando la Lega, che, con la vicenda banca d'Italia, la manfrina sulle pensioni di anzianià e le offese a Draghi, si è dimostrata incapace di essere all'altezza del compito. (continua)
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28 Ottobre 2011

BarettaDamiano

"Pensioni, la soluzione c'é: rendere flessibili le uscite" di Baretta e Damiano
Articolo di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano su l'Unità

Quando la Lega Nord afferma di essere contraria al fatto che si tocchino le pensioni, siamo di fronte ad una mezza verità. Quello che Bossi non dice è che questo governo, di cui la Lega fa autorevolmente parte, le pensioni le ha già abbondantemente toccate. Infatti, basta scorrere i provvedimenti: innalzamento graduale dell’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni nel settore pubblico e privato; introduzione di una finestra fissa di un anno per tutti, anche per coloro che hanno maturato i 40 anni di contributi; decurtazione della rivalutazione al costo della vita dell’assegno previdenziale, a partire dalle pensioni di importo corrispondente a tre volte il minimo; aggancio del momento di andare in pensione all’aspettativa di vita. La seconda affermazione che va contestata è che ci troviamo di fronte ad un sistema statico, mentre in realtà anche la riforma Prodi-Damiano del 2007 ha previsto che le cosiddette pensioni di anzianità, dal 1 gennaio 2013, richiedano accanto ai 35 anni di contributi almeno 62 anni di età (la famosa quota 97). Molti di coloro che sollecitano un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile e ipotizzano il ritorno allo “scalone Maroni”, che è ormai sostanzialmente allineato alla riforma del 2007, sostengono inoltre che questa operazione si renderebbe necessaria per salvaguardare le nuove generazioni. Se questa affermazione non si risolvesse in una pura e semplice petizione di principio, perché l’obiettivo fondamentale del governo é quello di effettuare i tagli con lo scopo esclusivo di sanare i conti, una quota dei risparmi del sistema previdenziale sarebbe dovuta servire per migliorare la condizione delle donne e dei giovani. Ad esempio, per meglio conciliare i tempi di vita e di lavoro o, nel caso delle nuove generazioni, per la piena totalizzazione di tutti i contributi pensionistici. (continua)
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IN RICORDO DI GIORGIO REATO

18 Ottobre 2011

La scomparsa di Giorgio ci rattrista e ci addolora. Vicepresidente e consigliere comunale era stato eletto per la prima volta nel 1997. Allo scioglimento del PCI e provenendo dall’esperienza socialista, aveva continuato il suo percorso politico con i Riformatori per l’Europa e convintamente aderendo ai DS ne aveva seguito l’evoluzione politica fino al PD. Negli anni che vanno dal 2005 al 2007, quando ero allora segretario dei DS è stato nella mia Segreteria; oggi era componente della Direzione Provinciale del PD e Segretario del Circolo Veritas; un punto di riferimento straordinario non solo per il Partito ma per tanti lavoratori e per tanti cittadini. Dirigente sindacale della UIL, ha ricoperto fino al 1997 la carica di Segretario Regionale aggiunto dei trasporti. Uomo di sinistra aveva sviluppato un lavoro politico puntuale e preciso in particolare sui temi del futuro delle Aziende Pubbliche per il miglioramento dei servizi ai cittadini e per la difesa dell’occupazione. Lo ricordo per la sua serietà, capacità di ascolto, per la sua passione politica e civile. Giorgio ha sempre dimostrato di essere una persona rispettosa nei confronti delle decisioni e delle scelte che si assumevano e magari pur esprimendomi la sua amarezza per alcune di queste non ha mai mancato nel dare il suo contributo e il suo impegno. Era una persona affidabile e di squadra. Con lui si discuteva, si giocava a calcio, si lavorava insieme perché non ci rassegnava mai e si voleva costruire un mondo migliore. Mancherà a tutti noi, agli amici e compagni, alle istituzioni democratiche e alla città di Venezia. Il cordoglio mio personale e di tutto il Partito Democratico alla sua famiglia.
Segretario Provinciale PD Venezia
Michele Mognato


ANDREA ZANZOTTO

10 Ottobre 1921 - 18 Ottobre 2011

Zanzotto

"...Tardivo canta l'uccello ai ciliegi, domestica mi segue l'ortica."
"Elegia e altri versi"



15 Ottobre 2011

BarettaLiberal

"I Cattolici tra partiti e valori"
pubblicato su LIBERAL

La rete che le Associazioni cattoliche stanno costituendo sarà, come sostengono i proponenti, solo una...lobby trasversale che, ovviamente, peserà nelle scelte politiche e sulla formazione della nuova classe dirigente? O, come pensano in tanti, l'anticamera di un nuovo partito cattolico? Già anni fa, Reti in Opera riuniva una buona parte del sociale "cristianamente ispirato", ma senza altra pretesa che essere lievito nella pasta di un mondo in rapida trasformazione. Il quadro politco era (o, almeno, appariva) più stabile di oggi; l'alternanza era una eventualità accettata e il pluralismo dei cattolici in politica una risorsa e una...convenienza. Ciononostante, in una società in rapida secolarizzazione, i cattolici erano sempre meno influenti. (continua)
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09 Ottobre 2011

BarettaNuovaVenezia

"Biennale, Venezia espropriata dei suoi poteri"
Lettera al direttore della Nuova Venezia

Caro direttore,
La nomina del nuovo presidente della Biennale ripropone una questione che va ben oltre la, pur legittima, discussione nel merito dei nomi. Venezia ha complessita' di governo maggiori di altre. Per le sue originali caratteristiche riunisce in se' una pluralita' di competenze e ruoli che interagiscono e condizionano le scelte che la riguardano. Tra le più importanti cito, oltre al presidente della Biennale, il presidente dell'Autorita' portuale. Ebbene, sono tutti nominati da "Roma", dal governo, indipendentemente dalla opinione (anzi, talvolta, addirittura in contrasto, come si vede per la Biennale) dei veneziani. Insomma, i cittadini eleggono il Sindaco, ma altrove si nominano una pletora di Autorita' (o Commissari) che decidono su Venezia, non garantendo istituzionalmente, ma solo eventualmente per buon senso, una concertazione con il Municipio. Venezia citta' espropriata di poteri che le spettano, dunque? Si, in parte, buona parte, e' cosi. E non va bene. Successe gia' con la nomina (per fortuna indovinata) di Costa al porto o per quella di Sgarbi. Nella proposta di legge speciale per Venezia, presentata di recente assieme ai colleghi parlamentari del PD, abbiamo posto questo problema. Fu anche un punto molto convincente della campagna elettorale per Orsoni Sindaco. Proprio mentre Renato Brunetta sosteneva che avrebbe fatto sia il Sindaco che il Ministro, Orsoni chiedeva più' autonomia e poteri per la citta. Oggi Galan e Brunetta sono ministri, ma il primo e' stato Governatore del Veneto e il secondo ha legittimamente concorso alla carica di primo cittadino e sanno bene di cosa parlo; per dire, cioe', che l'interesse al chiarimento non e' un problema di parte. Non si tratta di agitare rivendicazioni anti-romane, di stampo leghista, anche se non si capisce più', visto il comportamento centralista della Lega anche su queste vicende, dove sia finito un sano spirito federalista! Sono, peraltro, possibili molte soluzioni, anche di compromesso e anche diverse per ogni singola Istituzione. Dalla attribuzione diretta al Comune -di concerto, ovviamente, con altri livelli- delle nomine (il magistrato alle acque e' l'esempio più' chiaro e, a mio avviso dovrebbe valere anche per il porto); alla presentazione da parte del Comune di una rosa sulla quale decide il Governo, o viceversa, (e puo' essere il caso di Enti che, pur agendo a Venezia, hanno una indubbia rilevanza nazionale o internazionale). In ogni caso, cio' che e' impensabile e' che ci siano. nomine che prescindono da una concertazione formale oltre sostanziale col Comune (anche nel caso, trattandosi di Venezia -ma potrebbe valere per Firenze e Roma- di competenze tradizionalmente centrali). Si puo' obiettare che Venezia e' citta' globale e percio' non va gestita con mentalita' localisitica e corporativa. E' talmente vero che la candidatura a capitale mondiale della cultura del 2019 e' del tutto pertinente. Ma anche la candidatura alle Olimpiadi lo era, eppure non e' stata sostenuta dal governo italiano! I veneziani, da secoli, hanno ben chiara la vocazione globale di questo unica miscela che e' Venezia ed hanno anche ben chiaro (talvolta quasi troppo) che la misura di questa proiezione e' anche la misura dei loro interessi economici. In ogni caso, finché e' viva (e, per quanto ci riguarda, lo sara') Venezia non e' una Fondazione, un museo, ma una citta', una comunita'. Dunque: Venezia ai Veneziani e' qualcosa di più' di uno slogan retorico!
Pier Paolo Baretta



06 Ottobre 2011

BarettaEuropa

"NON CHIUDIAMO A BCE E IMPRESE"
pubblicato su EUROPA

Leggendo la minuziosa lettera che la Bce ha mandato al governo Italiano si capisce perche' Tremonti l’ha tenuta riservata sino al punto di negarne la consegna allo stesso Parlamento. Di un dettaglio talmente impressionante da apparire addirittura poco rispettosa delle prerogative del governo italiano, ma anche testimonianza di una sfiducia verso le capacita' del nostro esecutivo di gestire la situazione. Una missiva esplicita, dura, ma, indubbiamente, un'agenda dalla quale e' irragionevole sfuggire. Per questo e' bene che se ne discuta. A cominciare dallo scenario prospettato: quello di un Paese in affanno, ma non fuori gioco; che ha davanti passaggi stretti, ma non impossibili; che eccede in manovre e scarseggia in riforme. Se si assume questo punto di vista si vede lo scarto tra quelle indicazioni, alcune delle quali vanno contestate o corrette, e le manovre di ben 60 miliardi approntate dal Governo e, in parte, bruciate dalla reazione dei mercati che non capiscono perche' l'Italia si ostina a non affrontare di petto la situazione. Non si tratta, dunque, di eseguire degli ordini, ma di assumere i problemi e indicare le nostre non evasive risposte. Come nel caso del pubblico impiego, dove la indicazione della Bce di tagliare gli stipendi e' francamente deludente, perche' sappiamo tutti che il vero problema della P.A. non e' il costo del lavoro, ma la sua efficienza e produttivita' che si persegue con ben altro respiro. O come per il richiamo al sistema di relazioni e alla maggiore flessibilita'. Con buona pace di tanti (Marchionne compreso) non e' certo un caso che venga esplicitamente citato l'accordo del 28 di Luglio come il binario dentro il quale innovare. Insomma, con le sue ombre e i suoi paletti, quella lettera indica una strada. Se sappiamo imboccarla potremo decidere noi le tappe e gli esiti. Altrimenti con il commissariamento, arriva il default. (continua)
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13 Settembre 2011

BarettaCamera

MANOVRA ESTIVA 2011:
Relazione di Minoranza di Pier Paolo Baretta

Signor Presidente, signor Rappresentante del Governo, colleghi Deputati, Sarà sufficiente la manovra economica che, con il probabile voto di fiducia, il Governo si appresta ad approvare? Sembra già di no. Le continue turbolenze dei mercati rafforzano la probabilità di un ulteriore intervento a breve. Il ministro Tremonti ha annunciato che in settimana ci saranno interventi per la crescita; altri rilanciano il tema pensioni, da inserire, addirittura, in questa manovra… Se così fosse, quali saranno le nuove misure che verranno adottate nell’ennesimo tentativo di placare la tempesta finanziaria? E cosa potrà mai decidere il governo che non poteva essere adottato già ora? In queste due domande c’è il cuore della nostra discussione. Dopo una prima manovra a Luglio, approvata in poche ore, ci siamo trovati con una risposta negativa dei mercati. Dunque, la velocità, in sé, non è la risposta! La velocità è stata possibile anche per il senso di responsabilità delle opposizioni che hanno, pur non condividendo il merito, consentito un voto rapido, offrendo, come auspicato dal Capo dello Stato. l’immagine di un paese unito. Ma i mercati non si sono particolarmente emozionati. Dunque, la coesione per adesione, in sé, non è la risposta! Di conseguenza, il Governo ha approntato, d’urgenza, una nuova manovra a ferragosto che, per raggiungere in anticipo il pareggio di bilancio, si è, in parte, sommata a quella di poche settimane prima. Il risultato è stato una correzione di quasi 60 miliardi di euro. Nonostante ciò, le turbolenze dei mercati sono continuate. Dunque, la quantità, in sé, non è la risposta! Questo secondo intervento estivo è stato motivato dalla famosa lettera della Bce, che, peraltro, non abbiamo mai letto. Mi sia permesso di richiamare la Sua attenzione, Signor Presidente, su questo aspetto della vicenda. Nel 2011, in una democrazia costituzionale, nella società della comunicazione, di internet, della trasparenza globale, ci stiamo tutti esercitando sulla pelle di milioni di cittadini, di risparmiatori, di lavoratori, sulla base di un documento “segreto”. Il Parlamento non possiede questa lettera. Vi è una ragione? E quale mai potrebbe essere? Il ministro Tremonti, in audizione, ha detto che cortesia vuole che il contenuto di una missiva sia reso pubblico dai mittenti e non dai destinatari. Bene, chieda Lei, Signor Presidente, alla Bce, di far pervenire alle Camere, alle commissioni Bilancio, almeno, copia del documento in questione. (continua)
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04 Agosto 2011

BarettaCamera

ALMANACCO PARLAMENTARE E SLIDES SULLA MANOVRA FINANZIARIA

In allegato presentiamo l'Almanacco Parlamentare PD 2010/2011 ed alcune slides informative sulla Manovra Finanziaria varata dal Governo.

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27 Luglio 2011

BarettaCamera

COMUNICATO STAMPA SU SCUOLE PARITARIE
Baretta e Rubinato: Governo sordo all'emergenza veneta

“Avevamo chiesto al ministro Tremonti di fare chiarezza sui contributi e sui tempi di erogazione degli stessi alle scuole d'infanzia paritarie del Veneto. La risposta che abbiamo avuto oggi in Commissione Bilancio alla Camera è del tutto insoddisfacente a dimostrazione che questo Governo continua a sottovalutare l'emergenza educativa, sociale ed occupazionale pronta ad esplodere a settembre se davvero, come preannunciato dal presidente regionale della Fism, 150 istituti non riapriranno i battenti”. (continua)
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15 Luglio 2011

BarettaCamera

INTERVENTO IN AULA SULLA MANOVRA ECONOMICA

Signor Presidente, colleghi, bisognava reagire: l'esposizione del nostro Paese nei mercati internazionali era minacciata da tempo, ma quanto è successo alla fine della settimana scorsa e all'inizio di questa ha rappresentato un salto di qualità molto pericoloso. Si dice, a ragione, che si attaccava l'Italia per attaccare l'euro, ma intanto a pagare era l'Italia. Bisognava, dunque, reagire e bisognava farlo in maniera compatta, senza equivoci, senza incertezze politiche né procedurali. Di questa necessità si è fatto interprete il Presidente della Repubblica con il suo appello, al quale il Partito Democratico ha aderito non solo per rispetto, ma per l'intima convinzione che questo era ciò che un Paese maturo, una politica responsabile doveva dimostrare agli osservatori internazionali. Per questo, abbiamo consentito la rapida conclusione dell'iter parlamentare, per questo abbiamo rinunciato alla presentazione di emendamenti e di ordini del giorno. Quanto è accaduto nei mercati nei giorni scorsi è grave e non corrisponde alla realtà umana, produttiva e sociale che, ogni giorno, consente all'Italia di sopravvivere, procedere ed agire. Il popolo italiano non meritava il trattamento che la speculazione internazionale ci ha usato e, in nome di questo popolo, bisognava reagire e rappresentare, in un rinnovato orgoglio nazionale. Tuttavia, questo popolo non meritava nemmeno che, a fronte di questa prova, gli fosse propinata una manovra così iniqua, raffazzonata, rischiosa e fragile nella sua durezza; addirittura, monotona nella ripetitività delle ricette, che scaricano sui redditi medi e bassi, sulle famiglie e sui territori la scure dei tagli senza la contropartita dello sviluppo. È questo il punto politico della questione che abbiamo di fronte: il clamoroso scarto tra ciò che serve al Paese per uscire dall'angolo e ciò che è in grado di fare questo agonizzante Governo. È questa assenza di Governo, mascherata da un'esagerata produzione di decreti economici, che sta punendo i mercati. Non difendo l'operato dei mercati, penso, anzi, che siamo in ritardo: lo sono gli Stati sovrani ed i Governi, lo sono l'Unione europea e la comunità politica internazionale nella definizione di una governance più coraggiosa ed efficace, che regoli, e non imbrigli, che stimoli, e non fagociti, che accompagni, e non abbandoni gli operatori economici e finanziari internazionali, ma che distingua nettamente tra le transazioni e le speculazioni. Per questo, sarebbe stato un bene che il nostro Governo avesse posto all'Unione europea, proprio in concomitanza con questi attacchi all'Italia ed il varo di questa pesante manovra, la necessità di istituire subito un'autorità europea di controllo. (continua)
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13 Luglio 2011

BarettaGazzettino

"Manovra alternativa, ecco come dovrebbe essere"
pubblicato sul GAZZETTINO

La risposta politica ed istituzionale all’attacco speculativo ai titoli italiani deve trovare un paese unito, ma non intontito. E' giusto approvare rapidamente la manovra, come autorevolmente richiesto dal Presidente della Repubblica, addirittura entro questo fine settimana, prima che le borse riaprano, per far capire agli speculatori che non saranno concessi loro varchi (già la Consob sta adottando utili provvedimenti, ma non basteranno). Sarebbe bene che, sulla stregua dell’esempio americano, il governo aprisse formalmente un tavolo (e non solo un fugace incontro) con l’opposizione per discutere davvero di contenuti. Anche perche' si può dire quel che si vuole sul cinismo dei mercati (e si deve dirlo!), ma lo spettacolo dato in questi giorni dalla maggioranza e dal governo è tale che li autorizza a non fidarsi e ad approfittarne. All’obiezione che così facendo si rischia di salvare il governo morente, va replicato che il morente è l’Italia, e che la dimostrazione di un senso di responsabilità delle opposizioni rappresenterebbe un messaggio proprio ai mercati e agli italiani, sulla credibilità di una alternativa di governo rapida. Ma, tutto cio', non deve offuscare il giudizio negativo sui contenuti della manovra a cominciare dai suoi tre principali limiti: la eccessiva spalmatura nel tempo il 2014 è troppo lontano!), la sua debolezza strutturale, che rischia di renderla inefficace; la sua sgradevole iniquita'. Per questo voteremo contro, ma dovremo rendere evidente a tutti che una manovra alternativa era possibile. Vista l' emergenza, non è il caso di andare tanto per il sottile. Ed allora, un primo grande capitolo riguarda il Patrimonio pubblico. Si può varare un piano di alienazione di parte del patrimonio, pari ad almeno 2/3 punti di Pil, da realizzare in tre anni. Alienazione: cioè vendita, non cartolarizzazione! Anche d’intesa con gli Enti locali. Un secondo intervento riguarda le privatizzazioni. L’elenco delle proprietà pubbliche di produzione e gestione di beni e di servizi è molto lungo e comprende veri e propri gioielli. Alcuni possono essere ceduti del tutto; per altri è possibile pensare che ci sia un interesse di privati, non solo italiani, per entrare in partnership; per altri ancora si può rischiare la quotazione in borsa e la public company. (continua)
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08 Luglio 2011

BarettaEuropa

"Il buco c'é e si vede"
pubblicato su EUROPA

Che la manovra economica presentata dal Governo sia sbagliata è sempre più chiaro. Innanzi tutto perché scarica prevalentemente sui ceti produttivi (come si diceva un tempo) o sui redditi medi e bassi i costi del risanamento. Clamorosa la scelta di sterilizzare le pensioni basse e di tassare i depositi; ma anche il taglio agli enti locali si tradurrà o in una riduzione dei servizi o in un aumento delle tasse. Addirittura offensiva è, per i cittadini, la scelta fatta sui costi della politica. Dopo annunci demagogici che servivano a rifarsi una verginità di fronte agli scandali crescenti che travolgono il governo, la montagna ha partorito il topolino. In secondo luogo perché la tanto promessa riforma fiscale è diventata solo un annuncio; una delega, nella quale, per fare un esempio, la stessa riduzione delle aliquote non ha come corrispettivo alcuna indicazione degli scaglioni e, dunque, anche l’annuncio è privo di costrutto. Ma, tra tutte queste giuste critiche (iniqua, vessatoria, ambigua…) quella più… controcorrente è definirla: inefficace! Dico “controcorrente” perché sostenere che ci sono buone probabilità che questa mannaia sia inutile ai fini per i quali viene realizzata, il pareggio di bilancio, significa mettere in discussione la buona fama che Tremonti si è fatto di essere un risanatore e di tenere i conti in ordine. Si sente spesso dire di lui, dai più disparati ambienti, dopo, magari, una sfilza di critiche: “sì…però, almeno ha tenuto i conti in ordine”. Ma è così? Iniziando la Conferenza stampa di presentazione della manovra, il super ministro ha, spudoratamente, detto che è una tradizione italiana centrare gli obiettivi di finanza pubblica. Dall’inizio di questa legislatura il deficit pubblico è passato da poco più del 100% del Pil al 120% attuale e sappiamo, tutti, che l’obiettivo di rientro, concordato con l’Europa, è, addirittura, il suo dimezzamento. Ma è stata quella con Bruxelles una buona trattativa? C’è da dubitarne visti gli esiti. E’ vero che il rischio di default, che ci avvicinava alla Grecia, ha ridotto i margini di negoziato per il nostro governo, ma dove è finito il peso del risparmio privato, tanto sbandierato proprio da Tremonti, prima degli incontri, come condizione che l’Italia avrebbe posto sul tavolo per allentare la morsa? E gli Eurobonds? Inoltre, in questi tre anni, i fabbisogni sono aumentati sensibilmente, alla faccia dei tagli lineari. E, proprio i tagli lineari, che hanno subito, in questi ultimi tempi, critiche trasversali, costituiscono una inconfutabile prova di quanto stiamo sostenendo in ordine all’abuso che Tremonti fa della reputazione. La verità è che la fama di Tremonti è mal riposta: non solo non ha tenuto i conti in ordine, ma ha sbagliato strategia finanziaria ed ha finito per deprimere l’economia. E questa manovra è la più depressiva di tutte. Ma, il motivo c’è: sin dall’inizio Tremonti ed il governo hanno sbagliato analisi sulla crisi, sottovalutandola e minimizzandone gli effetti sociali. Spesso siamo stati accusati dalla maggioranza di catastrofismo, perché mettevamo tutti sull’avviso che la situazione stava peggiorando e non sarebbero bastati pannicelli caldi a farci uscire dall’angolo della peggior crisi del secolo. Purtroppo, la realtà si è incaricata di offrirci uno scenario più complicato ancora. (continua)
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06 Luglio 2011

Baretta

BARETTA SU ABOLIZIONE PROVINCE

Molti militanti e amici mi hanno chiesto le motivazioni dell'astenzione del PD sul progetto di legge per l'abolizione delle province presentato dall'IDV. Dal punto di vista "tecnico" quella dell'altro giorno non era una vera abolizione, ma l'avvio dell'iter costituzionale, lungo, anche troppo (due anni circa); inoltre non prevedeva quale doveva essere la destinazione delle competenze e dei dipendenti; ancora, non era prevista nessuna struttura intermedia di coordinamento tra le Regioni e i Comuni; manca ogni riferimento alle città metropolitane (che, in alcuni casi, saranno comunque sostitutive delle Provincie); manca anche un riferimento ai Comuni, che essendo 8 mila necessitano di una riforma collegata al superamento delle Provincie. Senza queste risposte si fa solo un pasticcio. Insomma, si trattava di una norma "bandiera" e non di una riforma e, in più, senza effetti immediati. Su tutti questi temi esiste, invece, una proposta di legge del Partito Democratico. Il calendario dei lavori ha, purtroppo, previsto per ieri il voto sulla norma bandiera e non sulla nostra di merito. Le ragioni del voto di astensione sono queste. Ciò detto io penso che si sarebbe potuto benissimo votare lo stesso a favore, nonostante le lacune e le ambiguità della norma, prestando più attenzione al dato politico che alla razionalità formale. Pier Paolo Baretta (continua)
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29 Giugno 2011

BarettaEuropa

"UNA POLITICA PER SOLI RICCHI?"
pubblicato su EUROPA

Il problema esiste e va risolto. Mi riferisco, ovviamente, ai costi della politica. Se, però, almeno i giornalisti e i politici contenessero il tasso di demagogia con il quale approcciano l’argomento e distinguessero il grano dal loglio, cominciando col raccontare ai cittadini la realtà di oggi e non solo gli sprechi passati, la ricerca delle soluzioni risulterebbe più agevole e seria. Non c’è dubbio, però, che la classe politica, o meglio la sua dirigenza, ha, in questi anni, indugiato troppo. Una specie di senso di colpa l’ha portata a non fare argine alla parte più esasperata e giustizialista delle contestazioni (anzi, in taluni casi l’ha cavalcata), quasi vergognandosi di difendere a pieno titolo la dignità dei politici. Al tempo stesso, ha sottovalutato (questo sì tipico da “casta”) la natura e la profondità dei nuovi fenomeni sociali in atto, non arrivando mai a proporre una riforma organica degli assetti istituzionali, della legge elettorale e dei costi e funzioni della politica. Di fronte all’onda montante, si è, via via, rinculato, ricorrendo a tamponi progressivi, talvolta pesanti per gli interessati, ma, obiettivamente, del tutto insufficienti agli occhi di un’opinione pubblica sempre più irritata. Ed ora, che l’argine è travolto, si pensa, ancora una volta, di placare il… popolo con soluzioni affrettate, dove tutti sono uguali e persino il governo di Bisignani e delle escort può rifarsi una… verginità indossando i panni del moralizzatore, con Tremonti novello Savonarola. E, invece, non siamo tutti uguali. Non lo siamo tra partiti, non lo siamo dentro i partiti. I moralisti con 4 legislature alle spalle, che predicano la inderogabile esigenza di tagliare… fatto salvo i diritti acquisiti, non sono uguali ai giovani parlamentari ed amministratori che arrivano ora e fanno i conti con il disprezzo diffuso, di cui non hanno colpe, verso il loro impegno. I professionisti, che, facendo politica, godono, ben per loro, di risorse proprie, non sono uguali ai nuovi politici che prima di essere eletti erano operai, impiegati, insegnanti, lavoratori dipendenti, che devono pagarsi, con le attuali regole, la pensione Inps se non la vogliono perdere. Siamo tutti “nominati”, ma non siamo tutti sfaticati e benestanti. Sicché, il rischio che si corre, nella ricerca delle soluzioni da adottare è che, per eccesso di zelo, si produca, come talvolta succede, un effetto indesiderato: quello che, punita più la politica tout-court che la casta, ci resti tra le mani una politica per soli ricchi. Il mondo è cambiato dall’Assemblea Costituente e, dunque vanno cambiate le regole, a cominciare dal vitalizio, ma le motivazioni che portarono i padri costituenti a istituire formule (tra cui lo stesso vitalizio) pensate in positivo per garantire la autonomia e la indipendenza degli eletti, in primis i parlamentari, non vanno smarrite! Questo ragionamento non porta a dire che non bisogna intervenire; al contrario, che ci vuole più coraggio, più, determinazione e… più metodo. Proviamo a vedere come. (continua)
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15 Giugno 2011

Baretta

INTERROGAZIONE SBROLLINI-BARETTA E ALTRI
SU ALLUVIONE NEL VENETO

Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che: lo scorso autunno (novembre 2010) il Veneto come altre regioni è stato teatro di un'alluvione consistente che ha provocato danni materiali a case e imprese, e purtroppo anche vittime; il Governo all'indomani del terribile fatto, ha promesso alla popolazione veneta colpita, e alle istituzioni locali di intervenire stanziando una somma di 300 milioni di euro per i risarcimenti dei danni subiti dalla popolazione; la somma è già limitata considerata la portata del fenomeno, sia per intensità che per estensione; si è appreso di una nuova ordinanza firmata il 25 maggio dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che determina una nuova ripartizione dei finanziamenti, prevedendo che il fondo originario di 300 milioni di euro verrà spezzato in due parti: a) metà agli alluvionati; b) metà alle opere pubbliche; viene abbassato a 500 euro il limite dei danni per accedere ai rimborsi, e viene introdotto un tetto massimo di 30 mila euro per i privati e le imprese; da subito, enti locali e i cittadini si sono impegnati per riportare le città e i paesi ad un livello di «funzionalità ottimale» grazie al lavoro di volontari che hanno pulito l'intero tessuto urbano in poche ore. E oggi i comuni sono in prima linea per ripristinare opere, strade e ponti danneggiati; questo nuovo riparto dei fondi a disposizione è un duro colpo agli imprenditori e ai commerciati, atto che proba- bilmente porterà al fallimento di decine di aziende nei nostri territori -: quali siano le motivazioni che hanno spinto l'esecutivo a determinare la nuova ripartizione del fondo stanziato per l'alluvione Veneto; se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda far visita ai territori colpiti per illustrare ad enti locali e cittadini il progetto di risarcimento ridefinito nell'ordinanza del 25 maggio 2011; se ci siano le condizioni, politiche per rispettare la promessa fatta ad una intera regione, ovvero lo stanziamento della somma di 300 milioni per risarcire i danni e permettere ai molti colpiti dalla calamità di sperare in un ritorno alla normalità in tempi certi. (4-12338) (continua)
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13 giugno 2011: RISULTATI REFERENDUM

Dichiarazione di Michele Mognato-Segretario PD Venezia

“Il risultato dell’affluenza e i primi dati sui quattro quesiti rappresentano un segnale chiaro ed evidente anche della provincia di Venezia di contrarietà alle scelte del governo sui temi dell’acqua, del nucleare del legittimo impedimento.Il dato della nostra provincia è esemplare: nella quasi totalità dei 44 Comuni il quorum è stato ampiamente raggiunto e in tutta la provincia oltre il 60% dei cittadini si è recato alle urne, dando una straordinaria dimostrazione di civismo. Il PD è stato accanto fin da subito al movimento referendario, condividendo con i comitati, le forze civiche, le associazioni una bella pagina della nostra vita politica. Moltissime sono state le iniziative che in queste settimane il PD ha organizzato a sostegno dei referendum, coinvolgendo le piazze di tutti i Comuni, i suoi 78 circoli territoriali, gli iscritti e tutti i suoi simpatizzanti. Il segnale chiaro che la nostra provincia ha dato è quello di avere intercettato fin da subito il volere dei cittadini, come verificato nelle recenti elezioni amministrative nel nostro territorio”.


19 Maggio 2011

BarettaEuropa

IL VENETO E' CONTENDIBILE
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa

Il Veneto è contendibile! Questa è la principale conclusione politica che, ad urne aperte, ci consegna il voto di domenica e lunedì scorsi, in una delle più produttive regioni d'Italia. È una affermazione che non sembrava, fino all'altro ieri, scontata. La sicumera del centro destra, capeggiata dalla propaganda leghista, descriveva una realtà diversa, inattaccabile, consegnata al dominio della Lega, senza incrinature. Non è più questa la opinione dei veneti. Per la verità non lo è mai stata: non dimentichiamo che le grandi città di Venezia, Padova, Vicenza, la provincia di Rovigo e tanti alti importanti centri, medi e piccoli, sono già guidati dal centro sinistra e dal Pd in particolare. Eppure la percezione era diversa. Non solo in Veneto. Anche "a Roma" si è stati portati a pensare che quelle siano "tere perse". Ora, anche questa percezione può cambiare. La Lega, infatti, non sfonda; anzi, rispetto alle regionali di un anno fa, perde consensi dappertutto; anche se si "mangia " il Pdl, che resta imprigionato nella crisi che lo attanaglia da quando il suo gruppo dirigente veneto si è arreso, senza colpo ferire, alla candidatura di Zaia a presidente della regione, costringendo Galan ad… emigrare. Il Centro, da parte sua, non offre quella novità promessa da quanti, in questi mesi, anche lasciando il Pd, hanno illuso (e si sono illusi!), lanciando alternative (quale il pur interessante movimento "Verso Nord"). Cosicché, dal voto, ne esce un centro politico che può giocare su qualche ballottaggio, ma marginale a qualsiasi equilibrio di prospettiva. Il Pd, invece, inverte la tendenza rispetto alle regionali e cresce, consolidandosi strutturalmente come il secondo partito della Regione, a una distanza siderale dalle altre formazioni, compresi gli emergenti di Grillo. I dati delle specifiche realtà confermano questo quadro. A Treviso, ad esempio, il centro destra vince, ma se guardiamo alle sigle dei partiti (oltre la pletora delle liste di comodo) troviamo la Lega al 29%, ma il Pd è quasi al 22 (dal 18 dello scorso anno), mentre il Pdl si ferma al 13%! La coalizione di centro sinistra, guidata dalla schietta popolarità di Floriana Casellato, arriva ad un interessante 33%. A Venezia, su 7 comuni a turno unico, il Centro sinistra ne vince 4, di cui 3 a guida Pd, con due donne sindaco! Nei due Comuni grandi (Chioggìa, Cavarzere) si parte avvantaggiati nel ballottaggio, al quale arriviamo negli altri Comuni più significativi (Rovigo, Adria, Este, Abano, Montebelluna, …), talvolta contro un leghista, talvolta no. Non serve continuare coi numeri. Lo scenario è simile a quello nazionale, ma è importante la sua specificità in questa area del paese. La crisi del centro destra va ricercata nella carenza di risposte ad una realtà dinamica, che è stata, invece, scambiata, per una realtà statica. (continua)
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06 Maggio 2011

BarettaEuropa

IL SOLLETICO DI GIULIO
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa

Troppo o niente? E’ il paradossale quesito proposto dal decreto per lo sviluppo approvato dal Consiglio dei ministri. In attesa della vera manovra di almeno 7 miliardi, che non tarderà ad essere varata, il governo scodella un testo di dieci articoli e 50 pagine segnato da titoli altisonanti: Credito di imposta per la ricerca ed il Sud, Turismo, Opere pubbliche, Costruzioni private, Semplificazione burocratica e fiscale, Impresa e credito, Scuola e merito, Servizi ai cittadini. Ci si aspetterebbe la famosa scossa, ma, invece, sembra, al più, un solletico, destinato, più che altro, a alleviare il prurito di interessi particolari, senza una idea generale di sviluppo e di crescita. Peraltro, non c’è da stupirsi: solo pochi giorni fa la maggioranza ha approvato un Piano Nazionale di Riforma del tutto inadatto allo scopo che l’Europa ci ha richiesto ed era difficile pensare che, all’improvviso, il neo candidato ufficiale alla successione tirasse fuori dalla manica assi che non ha. Continua dunque, la linea del bluff accentuata dal momento prelettorale e dalla esigenza di fare propaganda. Ed ecco che ritorna il “silenzio assenso” nel piano casa, ma per quali città e quali tipi di abitazioni? Si promettono le assunzioni dei precari, rinviata ad un successivo decreto ministeriale (e questo non lo è?), ma senza chiarire davvero quanti ed il quanto tempo; al tempo stesso, in un paese che ha una percentuale di investimenti in istruzione del 4,5% rispetto a una media OCSE del 5,7%, è del tutto fuori luogo l’enfasi sul capitolo “Scuola e merito”, che si limita alla istituenda Fondazione per il merito, che avrà il compito di governare il Fondo per il merito previsto dalla riforma Gelmini dell’università,. La rinegoziazione dei mutui, ma per utilizzarla bisogna non superare i 30000 euro di Isee e non essere morosi (cioè quando non è indispensabile ricorrere alla proroga!). Il credito di imposta per il Sud o la ricerca, che ricalcano le agevolazioni già previste dal Governo Prodi e che il Governo Berlusconi non aveva rinnovato o aveva vanificato con il meccanismo dei tetti di spesa e delle prenotazioni, ma che, nella versione odierna, la stessa Confindustria ha definito esagerato, per non dire demagogiche (il 90%!), anche perché non sono ancora indicate le risorse per renderlo fruibile e che dovrebbe essere finanziato con i fondi europei (FSE e FESR) per i quali è necessaria l’autorizzazione comunitaria, in assenza della quale sarà ancora una volta utilizzato il FAS. Infine, la riscrittura del codice degli appalti e la semplificazione normativa sembrano più una circolare ministeriale che un intervento di riforma. Sarebbero questi i “requisiti di straordinaria necessità e urgenza” che giustificano il ricorso al decreto legge? (continua)
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16 Aprile 2011

BarettaEuropa

C'E' IL PIANO, LE RIFORME DOVE SONO?
Articolo di Pier Paolo Baretta su Europa

Dopo la maratona del processo breve arriva in Parlamento la manovra economica. Le nuove regole della gpvernance europea, in vigore da quest’anno - il semestre europeo - obbligano i Governi a presentare entro Aprile (sulla base delle indicazioni contenute in un documento: “l’Analisi annuale della crescita” , inviato dalla U.E. a fine gennaio) il “Piano Nazionale delle Riforme”, che deve contenere le linee di politica economica dei singoli Stati membri. Già la terminologia utilizzata: “crescita” e “riforme” indica chiaramente il salto di qualità richiesto. Soffocata dalle devianti priorità della maggioranza e dai ritardi del ministero dell’economia, che solo due giorni fa ha portato il PNR in Consiglio dei Ministri, questa importante discussione Parlamentare si concluderà, purtroppo, nel giro di una settimana. E’ un peccato, perché questo appuntamento, che sostituisce il vecchio Dpef, costituisce il cuore della strategia economica del nostro Paese. Le indicazioni della U.E. sono chiare: risanare la finanza pubblica, accelerare la crescita! Sono due facce dello stesso problema, non scindibili tra loro. L’Italia a che punto è? E sta facendo le scelte giuste? A sole 24 ore dal varo del PNR i dati sulla inflazione record e sulla crisi dei consumi ci confermano le difficoltà nelle quali si muove il nostro Paese. Che senso ha continuare a sottovalutare la crisi, eluderla, addolcire la pillola, come continua a fare il governo italiano? L’ammissione della crisi, dopo tre anni di illusione ottica, c’è; ma viene subito, nei documenti preparati da Tremonti, esorcizzata con la esaltazione delle scelte fatte (in verità, più annunciate che realizzate), mentre scarse sono le nuove opzioni strategiche. Clamoroso, in tal senso è il capitolo energia. Mentre il PNR, preparato nell’autunno scorso, affidava tutta la crescita alla scelta nucleare; ora, a seguito dei noti problemi in Giappone, che hanno portato, giustamente, il Governo a sospendere il piano, l’opzione nucleare è scomparsa (e, forse, ben più che per un anno!), ma non è sostituita da un piano energetico alternativo, o, quantomeno, provvisorio, in grado di fronteggiare i fabbisogni. Sicché, se, fino a poche settimane fa, senza il nucleare non era possibile far crescere l’economia italiana, adesso sembra che essa possa svilupparsi addirittura senza energia! (continua)
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02 Aprile 2011

Barettariformista

OLTRE IL CONFLITTO, UN NUOVO MODELLO SOCIALE
Articolo di Pier Paolo Baretta e Tiziano Treu sul Riformista

Le parti sociali ,sindacati e imprese, dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per affrontare i punti più controversi,in particolare con la CGIL, delle nostre relazioni industriali:le regole sulla rappresentatività del sindacato e la struttura della contrattazione.Dovrebbero essere consapevoli, ce lo auguriamo, che non bastano piccoli aggiustamenti al sistema attuale. Questo ha difetti gravi che vanno corretti..Il nostro sistema non è all’altezza della sfida posta dalla crisi e dalla globalizzazione. Non aiuta a risolvere i problemi di competitività delle aziende, che anzi lo vedono come un ostacolo alla flessibilità e alla modernizzazione; non tutela adeguatamente i lavoratori occupati nei loro salari (fra i più bassi d’Europa); non offre prospettive di buona occupazione, né di tutela sufficienti ai troppi lavoratori precari, specie giovani, che aspettano ormai da anni di entrare nel mercato del lavoro e di restarvi stabilmente. Non sono difetti da poco. Si impone a tutti una riflessione più profonda sui cambiamenti necessari. Il sistema sindacale, disegnato dalla nostra Costituzione, prevedeva una forte regolazione della rappresentanza collettiva e della contrattazione (all’art.39) e indicava all’art. 46 e all’art. 99 l’obiettivo della partecipazione dei lavoratori nell’impresa e nell’economia. L’impianto costituzionale è stato subito accantonato, anche perché aveva tratti troppo rigidi, lasciando spazio ad (ed è stato sostenuto da) un pluralismo conflittuale poco regolato. Questo ha permesso uno sviluppo delle Relazioni industriali largamente autonomo, in particolare la crescita della contrattazione come strumento di regolazione dei rapporti di lavoro; ma ha provocato forti tensioni conflittuali fra le parti, nonché discontinuità di funzionamento nei vari periodi storici. (continua)
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30 Marzo 2011

Barettariformista

SUI CONTI BASTA GIOCARE, ORA L'EUROPA FA SUL SERIO
Articolo di Pier Paolo Baretta sul Riformista

Ridurre il debito ed aumentare la crescita è la principale sfida di politica economica e sociale che l'Italia deve affrontare. Le recenti decisioni europee rendono urgente una presa di coscienza e una condivisione nazionale delle scelte da compiere. Come nelle missioni internazionali, alle quali è chiamata l'Italia per la difesa della pace e dei diritti nel mondo, prevale ormai, oltre le legittime differenze, uno "spirito nazionale", così dovrebbe avvenire per una questione di tanta importanza per il nostro futuro quale è la strategia di uscita dalla crisi.
I tempi stringono: il Parlamento ne sta discutendo e adotterà in questi giorni una risoluzione sulla "analisi annuale della crescita" che l'Europa ha consegnato agli Stati membri e tra poche settimane, sulla scorta delle indicazioni in essa contenute, il governo dovrà presentare alla Ue il "Piano nazionale delle riforme".
Già la terminologia adottata per questi due fondamentali documenti di programmazione: "crescita" e "riforme" conferma il salto di qualità previsto dalla governance europea. Con l'avvio, da quest'anno, del semestre europeo possiamo dire che se, finora, era da Roma (Parigi, Berlino, Maddrid, eccetera) che si guardava, anche con sufficienza a Bruxelles, ora è dall'Europa e dalle sue priorità generali che si guarda ai singoli territori nazionali.
Il diffuso euroscetticismo, i rinculi localistici, l'ambiguità delle cancellerie, i ritardi sul fisco e sul welfare, ma, soprattutto, sulla unificazione politica, fanno apparire tutto in salita il cammino europeista, ma un altro dado è stato tratto.(continua)
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30 Marzo 2011

BarettaDamiano

PROPOSTA "LEGGERA" PER IL LAVORO
Articolo di Pier Paolo Baretta e Cesare Damiano su Europa

Il caso Fiat, con i recenti accordi separati di Pomigliano e Mirafiori, insegna. La definizione di un nuovo sistema di regole capace di superare le attuali difficoltà di rapporto nelle relazioni sindacali non è più rinviabile. Come non è più rinviabile l'adozione di norme in grado di regolare gli effetti degli atti negoziali sottoscritti in un clima di forte contrapposizione, i cosiddetti "accordi separati". E' un'esigenza di democrazia. Ma è  anche una necessità dell'economia. Così come lo è il superamento del perdurare di una conflittualità senza sbocco che rischia di incidere negativamente sulle già deboli prospettive di rilancio dell'economia italiana, soprattutto dopo la lunga e grave crisi che investito in questi anni tutto il nostro sistema produttivo. Per contribuire a voltare pagina, senza interferire nell'autonomia delle parti sociali, chi scrive ha elaborato una proposta legislativa "leggera".  Oggetto, la rappresentanza e la rappresentatività sindacale, oltre ai diritti dei lavoratori in materia di informazione e consultazione aziendale.
In tutto quattro punti con un obiettivo: dar vita ad un moderno, ordinato e condiviso sistema di rappresentanza, sia a livello nazionale che aziendale, prendendo le mosse dall'accordo interconfederale sottoscritto sul tema da Cgil Cisl e Uil nel maggio 2008 e dalla legge Bassanini sul pubblico impiego. Ci auguriamo che le parti sociali definiscano un nuovo accordo interconfederale, di cui si sente l'urgenza, di modo tale che la nostra proposta di legge sia in grado di recepirne tutti i contenuti innovativi nella logica delle legislazioni di sostegno. (continua)
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26 Marzo 2011

PPB Cortona

INCONTRO AREADEM - CORTONA 2011 
Intervento di Pier Paolo Baretta

C’è un punto che è emerso molto bene nella discussione e nella tavola rotonda e che fa sì che questa sessione di Cortona costituisca un passo in avanti ulteriore nel dibattito politico. E, cioè, la presa di coscienza che la emergenza culturale e valoriale, istituzionale e politica, economica e sociale italiana non è soltanto limitata alla attuale fase di decadenza dell’epoca berlusconiana, ma proseguirà oltre – ben oltre, dice Casini - la fase del declino ormai rapido (nella sua essenza, ed anche, sia più lentamente, nel suo consenso) del “sogno” che il Berlusconismo ha rappresentato per la maggioranza degli italiani. E, ciò, perché il fallimento di una politica e il marasma del suo interprete, che rischiano di far coincidere la caduta del leader con il fallimento di un’epoca, lasceranno - come ha detto efficacemente Franceschini – “macerie” attorno a noi. E, non a caso, in più interventi ed anche nel senso del ragionamento di Bersani, è emersa la parola “ricostruzione”. Ebbene: è arrivato il momento di dedicare più energie alla ricostruzione che alla demolizione. Di rendere più esplicito agli occhi dei cittadini il nostro progetto per il futuro, non lontano, ormai, che non intrattenerli solo sui limiti, ormai conclamati della attuale condizione. Se c’è un errore, clamoroso, che fanno alcuni nostri alleati, penso prima di tutto l’Italia dei valori e parti della sinistra politica e sociale, ed alcuni nostri presunti sostenitori, penso all’Unità, è proprio questo: in nome della giusta battaglia contro Berlusconi, si tiene tutto bloccato sul contingente, come se la liberazione da Berlusconi avesse un valore in sé e non in quanto vogliamo cambiare l’Italia e non il Governo e basta...(continua)
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17 Marzo 2011

Auguri Italia

TANTI AUGURI ITALIA!

Non più giovanissima, ma di sicuro non ancora anziana! Celebriamo oggi, con un affetto sincero, il compleanno di una madre ed amica amatissima e - perché no? - amante appassionata, con una lunga storia alle spalle, ma soprattutto, ne siamo sicuri, con un lungo e radioso futuro davanti!

"Quale bene potrei fare all’umanità fuori dal mio Paese? Quale influenza potrei esercitare a favore dei miei fratelli sventurati?... Fortunata o sfortunata, la Patria avrà tutta la mia vita, non sarò mai ad essa infedele…”
(Camillo Benso di Cavour)

“Voi sapete che proclamata l’unità monarchica d’Italia, taluni di noi riprenderanno le vie dell’esilio, gli altri quelle della solitudine. Riparto di gloria? Non la speriamo. Nelle imprese alle quali noi lavoriamo, i nostri nomi si celano studiosamente, da noi medesimi. Lasciateci salvar l’Italia: scriveremo che voi l’avete salvata. Lasciateci fare”
(Giuseppe Mazzini)

“O Mille! in questi tempi di vergognose miserie – giova ricordarvi... perché la maggior parte di voi ha seminato l'ossa su tutti i campi di battaglia italiani – non tutti ma bastanti ancora per ...provare ai boriosi nostri detrattori, che tutti non son traditori e codardi – non tutti spudorati sacerdoti del ventre in questa terra dominatrice e serva!”
(Giuseppe Garibaldi)

“Trasformare l'anniversario dei 150 anni dell'Unità in un nuovo innamoramento del nostro essere italiani... incitare noi stessi ad avere un po' più di orgoglio nazionale. Celebrare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia significa diverse cose: significa verificare da dove veniamo, ma anche dove siamo arrivati e dove andiamo…”
(Giorgio Napolitano)

02 Marzo 2011

camereaperte

RAPPORTO CAMERE APERTE 2011
La buona produttività dei Parlamentari veneti
Baretta secondo in Italia e primo nel collegio Veneto 2


E' stato presentato ieri, presso il Senato il rapporto “Camere Aperte 2011”, predisposto dall’Associazione Openpolis. Si tratta di un monitoraggio della attività e del grado di produttività dei parlamentari italiani redatto sommando, oltre al grado di presenza alle votazioni, altri nuovi criteri (firme di progetti di legge, emendamenti presentati, buon fine delle iniziative...), che rendono più completo ed attendibile il risultato ottenuto. Dalla lettura della graduatoria generale dei deputati e dei senatori emerge che tra i primi 5 deputati in assoluto più produttivi a livello nazionale spiccano 3 veneti: Borghesi (Idv), Baretta (Pd) e Stefani (Lega), rispettivamente al primo, secondo e quinto posto e tra i primi 5 senatori figura il veneto: Casson (Pd) al terzo posto assoluto. Complessivamente (deputati e senatori) il Veneto è la terza regione per produttività dei propri rappresentanti in Parlamento, dopo l’Emilia Romagna ed il Molise. Se si prendono in considerazione i gruppi parlamentari a livello nazionale si nota che in ben 4 gruppi parlamentari i veneti sono in testa: nel Partito Democratico, sia alla Camera (Baretta) che al Senato (Casson), e alla Camera per l’Idv (Borghesi), per la Lega (Stefani) e al Senato per il Fli (Saia).
“Si tratta di un buon risultato per la politica del Veneto – ha dichiarato l’0n. Pier Paolo Baretta, a margine della presentazione del rapporto – che riguarda il lavoro di tutti e che rappresenta uno stimolo a fare sempre meglio, non solo come singoli parlamentari, ma anche con un migliore lavoro di squadra, che manca, per dare più pronte risposte alla nostra regione ed ai nostri territori”
Scarica il Rapporto Completo da Openpolis.it
Report del Corriere del Veneto sull'indagine Openpolis

22 FEBBRAIO 2011

sole24ore

E' la partecipazione il futuro dell'impresa
Articolo di P.P. Baretta e C.Damiano pubblicato su Il Sole24Ore


La partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa sta diventando un argomento del quale, finalmente, si discute nel merito, oltre i pregiudizi ideologici o di classe. A rendere possibile questo salto di qualità della cultura economica e sociale e del sistema di relazioni sono le sfide indotte, dalla dimensione globale, ai sistemi produttivi. Come il caso Fiat dimostra la necessità di organizzare il lavoro delle persone, renderlo il più possibile produttivo, resta, anche in un “ambiente” altamente tecnologico come quello che caratterizza la struttura industriale moderna, una componente decisiva per la capacità competitiva delle imprese. Dopo un periodo nel quale si pensava che la “civiltà delle macchine” si sostituisse alle persone, si è ragionevolmente compreso che anche la più elaborata intelligenza artificiale non surclassa la intelligenza naturale, tanto più se preparata e coinvolta. Il “fattore umano”, dunque, si consolida come componente essenziale della vita aziendale. La discussione sulla produttività degli impianti, infatti, come sui sistemi organizzativi più sofisticati, cessa rapidamente di essere solo “tecnica” e si sposta subito sui “soggetti”, sulle persone e la loro vita aziendale (e per riflesso quella esterna, privata), sui ritmi individuali della loro prestazione individuale e sui tempi di permanenza del singolo operaio o tecnico nella postazione assegnatali. Se, dunque, pur in presenza di robot, informatica…meccatronica, il ruolo della persona non viene meno, anzi trova una nuova stagione di protagonismo, non si può dire altrettanto del suo peso. Da qui vengono a galla tutti i problemi relativi alla scarsa valorizzazione del lavoro, a cominciare da quello che comporta più fatica psicofisica, più sforzo soggettivo, più “alienazione”, le cui forme attuali sono altrettanto, se non più, subdole di quelle tradizionali. Non si tratta solo di un mancato riconoscimento salariale, che pure è un problema, accentuato dalla crescita del differenziale tra i diversi livelli gerarchici della scala aziendale.
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SEZIONE VIDEO - 20 Gennaio 2011

Agorà

PARENTOPOLI D'ITALIA-Agorà RAI 3

L'On.Baretta partecipa alla trasmissione AGORA' sul tema di "Parentopoli"


11 GENNAIO 2011

riformista

IL CORAGGIO DI SUPERARE IL 23 LUGLIO '93
Articolo pubblicato sul Riformista


La Storia sindacale è fatta anche di momenti difficili che vanno affrontati con l’occhio rivolto alla prospettiva. Non si butta via un investimento della portata di quello previsto a Mirafiori, tanto più in una crisi come l’attuale. Il dubbio che Marchionne cerchi la scusa per non far niente non è una buona ragione per rinunciare alla prospettiva di lavoro per migliaia di persone. Le condizioni lavorative concordate (turni, ritmi, pause, cadenze,…) sono certamente faticose, ma non difformi dalla casistica di gestione degli impianti in condizioni di crisi. Peraltro, come tutti gli accordi, anche questo è il risultato di una condizione congiunturale e non è immodificabile in futuro. Il più clamoroso errore della Fiom sta qui: aver confuso la difesa di “diritti” considerati inalienabili con la difesa dello statu quo, dimostrando intransigenza proprio sulla parte sindacalmente più negoziabile: l’organizzazione del lavoro. Ma non si tratta di un errore casuale. La formazione, che è in atto, di un “cartello delle sinistre” costituito dalla Fiom, dall’Idv, Sel, Rifondazione e dintorni e dai movimenti, costituisce una deriva verso una rappresentanza del lavoro tutta ed esclusivamente politica, che assume l’antagonismo sociale come metro di misura della costruzione dei rapporti politici. La rinuncia all’autonoma iniziativa sindacale rispetto alla politica può andar bene alla a sinistra radicale, che ha un approccio ideologico e, tutto sommato, estraneo alla vita reale delle “officine”; ma che lo pratichi un “sindacato”, come presume di essere la Fiom, ha dell’incredibile. Questo approccio finisce per incrociarsi sullo stesso terreno del governo che persegue la divisione tra i sindacati per piegare il sociale allo schema bipolare, nel tentativo di costruire un altro “cartello”, comprendente altri sindacati, imprenditori, associazioni.
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06 GENNAIO 2011
UN NUOVO '93, NON PER LEGGE
Articolo pubblicato su Europa


Se la domanda è: andava firmato l’accordo di Mirafiori? La risposta è netta: sì! Per almeno due ragioni; la prima: non si butta via un investimento di quella portata, tanto più in una crisi recessiva come l’attuale. Marchionne ricatta? Può darsi. Non è una buona ragione per rinunciare ad una prospettiva di lavoro per migliaia di persone ed anche questo, come ogni accordo, non è definitivo. La Storia sindacale è fatta di alti e bassi e la capacità di gestire i momenti bassi, i sacrifici ed anche quelle che possono essere percepite come sconfitte, con dignità e un occhio alla prospettiva è lungimiranza, non debolezza. La seconda: le condizioni lavorative concordate (turni, ritmi, pause, cadenze,…) sono certamente faticose, ma non estranee alla casistica di gestione degli impianti in condizioni di crisi. Il principale errore degli oppositori, che poi ha portato alla esasperata soluzione sulla rappresentanza, sta nell’aver impostato la loro linea intransigente proprio sulla parte sindacalmente più negoziabile: l’organizzazione del lavoro. Aver confuso i “diritti” inalienabili con lo statu quo, come se anch’esso non fosse il risultato di una condizione e negoziazione… dinamica e storicamente congiunturale. Si tratta di un errore che già è grave lo faccia la sinistra radicale, ma è connaturato ad un approccio tutto ideologico e, tutto sommato, estraneo alla vita reale delle “officine”; ma che lo faccia un sindacato, come presume di essere la Fiom, ha dell’incredibile. Ma non è un caso; è la dimostrazione che è in atto una deriva verso una rappresentanza del lavoro tutta ed esclusivamente politica, sulla cui vischiosità insisto da tempo e che è stata, giustamente, denunciata, in questi giorni, anche da Cesare Damiano nei suoi condivisibili interventi sul tema. E’ il punto di fondo sul quale, tutto sommato, si riflette poco e che travalica del tutto il merito delle questioni in discussione, anche se ne costituisce il filtro di lettura: la formazione in atto, cioè, di un “cartello delle sinistre”: partiti, movimenti, sindacato, che esalta l’antagonismo sociale, assunto come metro di misura della costruzione dei rapporti politici
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02 DICEMBRE 2010
ALLARME CONTI PUBBLICI: L'ITALIA AL BIVIO
Perchè i tagli del Governo non aiutano il paese


Conti pubblici peggiorati (siamo al 120%), minori entrate (- 5 miliardi); disoccupazione crescente (11%); redditi calanti, soprattutto per le famiglie (calo del 2% dei consumi; aumento della povertà (7 milioni di poveri!); tasse tra le più alte d’Europa ed una evasione che si attesta oltre il 16% del Pil. Il fallimento della politica economica e sociale del governo è ormai sotto gli occhi di tutti. E’ dall’inizio della Legislatura che assistiamo al tentativo, non riuscito, di risanare i conti pubblici, di far ripartire l’economia, il PIL, la competitività pubblica e privata; di creare occupazione e di ridurre il peso fiscale per le persone fisiche e giuridiche, ma, soprattutto, per le famiglie… il che ci fa pensare che siamo governati da un esecutivo che non è capace di governare! Peggio ancora, che vi abbia, addirittura, rinunciato. A riprova di questo atteggiamento rinunciatario è lo stesso governo che prevede una riduzione del Pil per i prossimi anni, stimandolo per il 2011 pari all'1,3 per cento. Non guardo agli Stati Uniti che crescono del 3,1, ma alla Gran Bretagna sì, attestata al 2,8%! In questo contesto, l’Italia ha, davanti a sé, un percorso accidentato a causa della necessità di affrontare, contestualmente, la necessità di agevolare il più possibile la ripresa economica, di migliorare i conti pubblici e di evitare lacerazioni al tessuto sociale. Crescita, rigore e solidarietà, dunque. Ma, per l’appunto: contestualmente! Senza crescita, infatti, non ci sarà risanamento dei conti pubblici; senza politiche espansive non ci sarà crescita, né solidarietà. E, senza solidarietà non c’è civiltà!
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AREADEM Cortona 2010

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 Intervento di Pier Paolo Baretta


Diciamocelo francamente: la nostra è una generazione privilegiata. Non soltanto perché, almeno in occidente, abbiamo vissuto la maggior parte della nostra vita esenti da guerre (ed è la prima volta nella Storia che succede!), ma, anche, perché non capita a tutti di essere testimone e protagonista di una grande trasformazione epocale. Quella che stiamo vivendo, infatti, è una fase storica affascinante e drammatica e la nostra generazione sta assistendo al crollo di un vecchio mondo e partecipa a mettere le basi del nuovo. Come ci ha detto il professor Schiavone, la transizione che ci porta nel futuro è appena cominciata; io aggiungo che, come tutte le grandi transizioni storiche, sarà lunga, contraddittoria, conflittuale. Se, poi, sarà creatrice, come voleva Schumpeter, o distruttrice, non dipenderà dal caso - non vi è nessun automatismo nella Storia - ma soltanto dalle scelte politiche che vengono compiute in questo periodo. La responsabilità della politica, di governo e di opposizione, è clamorosa e non rinviabile. Ma alla stessa responsabilità sono chiamate le rappresentanze sociali, le comunità locali, le istituzioni economiche e morali, le Chiese, le associazioni imprenditoriali, i sindacati. Proprio ai sindacati dobbiamo parlare con chiarezza sviluppando, con loro, tre riflessioni. La prima: il bipolarismo sociale non va bene!. Quando il governo cerca la divisione sindacale per schiacciare a sinistra la Cgil, ed il Pd, per attrarre a sè Cisl e Uil, fa un danno gravissimo. Ma quando la Fiom si fa partito per coprire il vuoto di rappresentanza aperto alla nostra sinistra fa lo stesso errore. E lo fanno Vendola e gli altri quando identificano la loro politica con l’azione del sindacato. La Cgil e la Cisl devono fuggire la tentazione di cadere nella trappola del bipolarismo sociale.
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06 Novembre 2010
Noi, PD, abbiamo sconfitto il Governo
Intervista a Pier Paolo Baretta su "L'Unità"


Dopo lo scivolone dell'altroieri, i lavori sulla Legge di Stabilità (ex Finanziaria) si sono fermati. Riprenderanno solo martedì quando il Governo presenterà un maxiemendamento con misure per la crescita. Tra queste, sicuramente le risorse per l'università. Si ipotizza un intervento da sei-sette miliardi. Pier Paolo Baretta è il capogruppo PD e relatore di minoranza del provvedimento.

Onorevole Baretta la linea Tremonti sulla finanziaria è uscita a pezzi
"Si, mi pare che dopo il voto sui Fas, a saltare sia stata proprio la politica dei due tempi:prima il rigore e poi lo sviluppo. Come ha chiesto il PD sin dall'inizio, le due questioni saranno affrontate assieme e il Parlamento potrà dire la sua."
Pensa che si sia rischiata la crisi?
Penso proprio di sì, in commissione era chiarissimo che si era formata un'altra maggioranza attorno a temi cruciali: l'Università, il Sud e anche l'editoria, su cui i Finiani sono pronti a votare il nostro emendamento. In realtà questo incidente si è consumato su una materia solo apparentemente tecnica: di fatto lo scontro è stato molto politico, sui rapporti di questo Governo con il Sud"
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06 Novembre 2010
La retromarcia di Tremonti
di Pier Paolo Baretta su "Europa"


La sconfitta in Commissione Bilancio ha costretto il governo ad una clamorosa marcia indietro rispetto alla ottusa posizione che ha tenuto per settimane. La pretesa di Tremonti di far approvare una Legge di stabilità (la vecchia finanziaria!) vuota, con la scusa che tutto era già stato fatto a Luglio, per poi tenersi le mani libere e predisporre un altro provvedimento (mille proroghe o decreto che fosse), non poteva stare in piedi. I toppo problemi irrisolti pressano il governo in un crescendo che sarebbe diventato in tempi brevi privo di controllo. La lite con la Gelmini e il finanziamento della Università, le richieste di Sacconi per la proroga della Cassa in deroga, le promesse di rifinanziamento delle scuole paritarie, l’accordo coi pastori sardi, ma, soprattutto, la gabbia insostenibile del patto di stabilità, che mette in ginocchio gli enti locali, l’apertura del confronto con le parti sociali sul fisco… questo è solo un elenco dei dossiers aperti sul tavolo del governo e sui quali, via via, si sono presi impegni o promesse. Pensare di cavarsela con un “mille proroghe” o era ingenuo, o, più probabilmente, trattandosi di Tremonti, troppo furbo Ma, anche la troppa furbizia, come le bugie, ha le gambe corte, o almeno proporzionate alla stabilità politica, che oggi non c’è! Sicché, il governo è caduto proprio su uno di quegli aspetti dove aveva esagerato in furbizia: l’uso distorto delle risorse del Fondo per le aree sottosviluppate. Eppure segnali ce n’erano stati: per giorni la tensione in commissione e venuta crescendo. Le pause, i rinvii, le dichiarazioni dei gruppi lasciavano intendere che il governo sarebbe stato battuto. Perché, dunque, il ministro Tremonti non ha “aperto” prima (bastava poco) e si è cacciato nel cul-de-sac? Da un lato c’è, sicuramente, una arroganza da eccesso di potere che finora gli aveva garantito l’impunità di ogni sua mossa. Un governo debole, un presidente del consiglio “distratto”, una concentrazione di poteri smisurata. Ho più volte denunciato questo fatto: nelle mani di una sola persona si sommano il ministero dell’economia, del tesoro, delle Finanze, del bilancio; la delega proprietaria delle non poche partecipazioni statali (industriali e finanziarie).
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04 Novembre 2010
Cosa deve fare la Camusso
di Pier Paolo Baretta su "Europa"


Con il cambio del segretario la Cgil rientrerà nel gioco e si riapriranno spazi unitari? Le domande sono quelle giuste, ma vanno girate non solo a Susanna Camusso, ma a tutti i protagonisti sindacali, imprenditoriali e politici. Al neo segretario, però, spetta la prima mossa. Si dovrebbe presumere che la maggioranza che l'ha eletta, ampia (ma non bulgara e, perciò, non ambigua) avrà ben chiaro che questa è l'attesa e, dunque, sosterrà questa strategia "entrista"...ammesso che sia questa la linea che, mi auguro, perseguirà la Cgil. Peraltro le mosse necessarie a Camusso per segnare un incipit innovativo sono paradossalmente semplici, tanto degradato è lo stato dell'arte. Penso che ciò che ha segnato, anche più del dovuto, la gestione di Guglielmo Epifani sia stata la rinuncia al confronto sulle regole proposto da Montezemolo. Rinuncia forse obbligata: allora gli equilibri interni non erano 80 a 20 come oggi e la larghezza di questa maggioranza è la principale eredità che Epifani lascia al suo sucessore, sicchè, la prima mossa potrà essere quella di non alzarsi dal tavolo oggi aperto con le imprese sul patto sociale e quello col governo sul fisco. L'esito del confronto è incerto ed è prematuro ipotizzarlo ora; ecco perchè ciò che conta intanto è l'affermazione esplicita da parte della Cgil di un atteggiamento negoziale. In questo ambito si gioca anche una decisiva partita sul fronte unitario: la definizione delle regole della rappresentanza e del modello di relazioni. E' stato proprio al recente congresso della Cgil che Cisl e Uil hanno "aperto" su questo tema, dunque chi ha ricevuto la disponibilità può credibilmente rilanciarla. Le opinioni sul merito sono molto più vicine di quanto si pensi; sia sulle rsu che sulla democrazia economica. I punti di dissenso sono noti, seri ma circoscrivibili.
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20 Ottobre 2010
Il Lavoro cambia, cambiano i Diritti
di Pier Paolo Baretta su "Europa"


Che farebbe la sinistra se non ci fosse la Fiom? E che farebbe il sindacato se ci fosse solo la Fiom? Se, come ha detto Bersani, la piazza di sabato va ascoltata - cioè nè snobbata, nè idrolatata - allora sono queste le questioni che la manifestazione ci pone. A sinistra (del Pd) c'è un vuoto di rappresentanza. A chi spetta farsene carico? A Landini o a Vendola? A Epifani e Camusso o a Ferrero e Diliberto? La frantumazione della sinistra...extraparlamentare sembra ricomporsi solo in piazza, ma solo a rimorchio di un sindacato. La Fiom ci mette del suo: coglie da tempo questo vuoto e lo riempie. Ma, così facendo, subisce (come si è ben visto sabato scorso), una pressione, obiettivamente eccessiva per un sindacato, da parte della sinistra in crisi. In quest'ottica, la dichiarazione di sciopero generale, ad esempio, assume un significato diverso per il metalmeccanico di Termini Imerese, venuto a Roma per difendere il suo posto di lavoro, o per il politico che lotta contro la globalizzazione o per chi ha paragonato la manifestazione alla lotta contro la guerra in iraq; il fatto che il quotidiano Liberazione proponga che la sinistra si riunisca sotto i comitati "16 ottobre" la dice lunga sull'equivoco. Sicchè, quando a destra c'è chi teorizza, sbagliando, una sorta di bipolarismo sociale, per il quale, a fronte della presenza di sindacati a sinistra ce ne vogliono anche di destra, a su quest'onda lavora a dividere il mondo del lavoro, trova argomenti nella formazione del cartello sceso in piazza sabato scorso. E' proprio questa idea del bipolarismo sociale che il Pd deve contrastare, soprattutto quando perora, giustamente, una maggiore unità tra le Confederazioni. Nella storia sindacale alle divisioni sindacali si è sempre trovato un rimedio, a quelle politiche no! Bisogna, dunque, distinguere tra le scelte sindacali di questa o quella sigla, discutendole nel merito a partire da posizioni proprie, dalla operazione politica che le accompagna. Una politica moderna, di governo ("momentaneamente all'opposizione") non deve restare schiacciata nella rappresentanza di una parte... di una parte sociale e per giunta portatrice di una linea antagonista.
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07 Ottobre 2010
Un messaggio anche alla CGIL
di Pier Paolo Baretta su "Europa"


Con un crescendo pesante, dopo l’attacco portato a Bonanni a Torino, è toccato alle sedi della Cisl: Bergamo, Livorno, Merate. Ed ora Roma, la sede centrale di Via Po’. Come per tutte le grandi organizzazioni, la sede nazionale rappresenta il simbolo della vita associativa. Attaccare, imbrattare, violare una sede nazionale assume un preciso significato dissacratore, che, certamente non sfugge a chi lo fa!. Il fatto, sommato ai precedenti, è gravissimo e va condannato senza alcuna debolezza. E’ quanto ho fatto, a nome del Pd, intervenendo nell’aula di Montecitorio e chiedendo che il Governo venga a riferire. Una richiesta legittima, perché, come si è visto già a Torino, in occasione dell’attacco a Bonanni, e come, mi pare evidente dal crescendo di questi giorni, vogliamo essere certi che non ci sia una sottovalutazione da parte delle forze dell’ordine su quanto sta accadendo. Gli episodi, infatti, si inseriscono in un clima di intimidazione e violenza che va stroncato con una azione di prevenzione sia politica che istituzionale. Molti sostengono che non siamo agli anni di piombo, che nella democrazia italiana è più matura la coscienza non antagonista, che gli anticorpi sono diffusi e che spazio nei luoghi di lavoro per avventure illegali non c’è. Tutto vero, ma, senza lanciare allarmismi, non possiamo dimenticare che la strategia della tensione comincia così: con il ripetersi di episodi gravi, ma che appaiono ancora sotto controllo; che vengono condannati sul metodo, ma tollerati nelle motivazioni. Mentre sono proprio le motivazioni il “brodo di coltura” (per richiamare una nota, quanto infausta, espressione storica) della deviazione che va stoppata. E le motivazioni sono del tutto evidenti e riassumibili in due aspetti. Il primo: mettere in difficoltà la parte più dinamica ed innovativa del mondo del lavoro. Si può, ovviamente, non condividere la linea portata avanti dalla Cisl, ma non si può dire che sia una linea immobilista rispetto alle novità, clamorose e dirompenti che la contemporaneità ci pone. I critici dicono che è anche troppo dinamica. Ma non è questo il punto che interessa gli assalitori. Ciò che appare evidente dagli attacchi di questi giorni è che chi li pratica non è interessato ad una discussione di merito, a proporre un’altra linea su come affrontare la globalizzazione; ma impedire il formarsi ed il discutere di una qualsiasi linea che non sia lo statu quo, la totale conservazione dell’esistente. E’ un punto decisivo per comprendere perché questi episodi non vanno per niente sottovalutati. Sono, infatti, portatori di una idea drammatica, pessimistica, nichilista della società e delle relazioni. Non credo di esagerare, e, comunque, è meglio prevenire. Ma questo tentativo di bloccare la realtà non è rivolto solo contro la Cisl. E questo è il secondo aspetto della vicenda. Parliamoci chiaro: il messaggio è rivolto, sia pure indirettamente, alla Cgil ed al suo processo di rinnovamento.
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24 Settembre 2010
PD, si può cambiare ma senza creare correnti
di Pier Paolo Baretta su "Gazzettino"


La crisi apertasi nel centro destra è ben più di una crisi di governo, ma di sistema. Rappresenta, cioè, il declino di un epoca caratterizzata da un anomalo blocco di potere che ha visto insieme: il populismo xenofobo e secessionista della lega di Bossi, lo statalismo della destra sociale di Fini, compattati dall’ambiguo liberismo-protezionista di Berlusconi. Questo equilibrio poteva durare finché prevalevano le economie nazionali, rette dal compromesso interno tra impresa, lavoro, welfare. Ma la grande crisi economica, che ancora attraversiamo, ha sconvolto le regole del gioco competitivo e delle convivenze etniche, ha frantumato i confini ed i poteri reali degli Stati nazionali, ha aperto voragini nella condizione di lavoro e di vita degli imprenditori e dei lavoratori. Di fronte agli effetti di questa impetuosa questione, che possiamo riassumere nella esigenza di “modernizzazione” della società italiana, quella alleanza non poteva reggere. Il Veneto, a causa della sua economia fortemente proiettata sul piano internazionale, ne risente di più; qui, infatti, si sono avvertiti i primi scricchiolii con la lite pre e post elettorale tra Galan e Zaia. E proprio il fatto che a governare una delle più internazionalizzate aree del Paese sia un leghista espone la nostra regione a pericolosi contraccolpi… Come è del tutto evidente, tutto ciò non riguarda soltanto il centro destra, ma tutta la politica e le stesse forze sociali. La vicenda Fiat ci dice, al di là delle posizioni, quanto sia dirompente la fase attuale. Il centro sinistra non è immune da questo travaglio. Tanto meno lo è il PD: la questione del suo profilo, definitivamente riformatore; delle alleanze, il più ampie possibili, ma non a tutti i costi; del suo radicamento nella società, risultato di un deciso rinnovamento culturale ed organizzativo, meritano una vera discussione. La natura e la portata di questa “agenda” e la consistenza elettorale che, nonostante le flessioni subite, è ancora rappresentativa di almeno un quarto degli italiani, caricano il Pd della responsabilità di essere il perno dell’alternativa politica e di governo. Questo ambizioso, ma ineludibile obiettivo, è possibile se il Pd saprà unire progettualità innovativa ed unità interna. Dobbiamo chiederci come si manifestano e si conciliano la libertà di dibattito ed il pluralismo delle idee, che sono una ricchezza della politica, con la esigenza di non frantumarsi. Come vediamo il quesito vale per tutti, ma soprattutto per un partito politico come il Pd che ha, pochi mesi fa, risolto, col consenso di tutti, la questione della linea politica, non da un predellino, ma con una straordinaria operazione democratica che ha coinvolto qualche milione di cittadini attraverso le primarie. La risposta non consiste, come hanno ben compreso i militanti che hanno affollato le numerose feste democratiche che si stanno ancora tenendo, trasformando la discussione nella formazione di uno schieramento interno che fraziona ulteriormente la rappresentanza, anche della stessa minoranza; non promuovendo una conta tra i parlamentari o attraverso la costituzione di correnti, movimenti, aggregazioni interne, non legittimate dal voto degli iscritti. Tutte scelte che, volenti o nolenti, offuscano, come si vede dalle cronache giornalistiche di questi giorni, il merito dei problemi e finiscono per esaltare i personalismi tra i dirigenti. La iniziativa di Gentiloni, Fioroni e Veltroni, non è esente da questo rischio. Non metto in discussione le buone intenzioni dei firmatari, ma non sfugge a nessuno che se per scrollare l’albero si rischia di disperdere i frutti è meglio procedere con una raccolta meno dirompente, salire con pazienza tra i rami e pensare, semmai, più alla semina che al raccolto. Atteggiamento contraddetto dal fatto che la sottoscrizione e la presentazione del documento è stata anteposta ad una discussione aperta e non preordinata negli organismi del partito, nei gruppi parlamentari, nei circoli.
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13 Agosto 2010
Melfi e come capire la sfida della FIAT
di Pier Paolo Baretta su "Il Riformista"


Stupisce lo…stupore di molti commentatori che, evidentemente, si aspettavano una sentenza diversa sui licenziati Fiat di Melfi. Era, al contrario, del tutto prevedibile il reintegro non solo perché i pretori del lavoro tendono, tutt’ora, a considerare il lavoratore, sempre e comunque, la parte più debole, ma, soprattutto, per la motivazione del licenziamento – il blocco della produzione – più clamorosa dello stesso provvedimento, perché ha messo il giudice di fronte all’alternativa tra riaffermare il diritto di sciopero o sentenziare un avvenuto boicottaggio. Si trattava, cioè, di stabilire se si era superato il confine che distingue, nell’esercizio del diritto di sciopero, il naturale blocco della produzione, effettuato attraverso, anche, la fermata degli impianti, dall’innaturale danno portato intenzionalmente, indipendentemente dal giustificato motivo che deriva dallo sciopero e che, di conseguenza, ne travalica gli scopi. Un quesito mal posto, per certi versi ingenuo nel contesto italiano ed il solo fatto che una impresa della esperienza della Fiat lo abbia formulato ha, sicuramente, alimentato il dubbio che vi fosse un intento strumentale.
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11 Agosto 2010
Il Ministro che non c'è in un paese che non cresce
di Pier Paolo Baretta su "Europa"


La produzione industriale riprende, sia con riferimento al periodo immediatamente precedente, sia su base annua. I dati sono confortanti ma fragili.E' prudente non parlare di vera ripresa: troppe volte, in questi ultimi tempi, abbiamo sentito dire che la crisi era finita, per poi subire cocenti delusioni alla pubblicazione della statistica successiva.questa prudenza però , non deve trasformarsi in pessimismo, in quanto le risorse paese, ancorché infiacchite dalle difficoltà sono molte. Tantomeno dobbiamo rinchiuderci nell'attendismo.
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26 Luglio 2010
Manovra Economica
RELAZIONE DI MINORANZA di Pier Paolo Baretta


Dopo due anni di tentativi falliti, da parte del Governo, di risanare i conti pubblici, di far ripartire il Pil e la competitività pubblica e privata, di creare occupazione, di ridurre il peso fiscale, la “manovra” in discussione - varata il 30 giugno scorso con un ennesimo decreto-legge, (78/2010) , l’ottavo in materia economica – ci porta a pensare, che l’Esecutivo non è in grado, non è capace, o non vuole, prendere di petto la drammatica situazione del Paese; tanto meno di indicare la via, impervia, ma indispensabile, della ripresa e dello sviluppo!
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15 Luglio 2010
Manifesto del Nordest e Progetto API
Nota completa in risposta alle dichiarazioni attribuite a Baretta e pubblicate sul Gazzettino il 14 Luglio 2010


Egr. Direttore,
Leggo oggi sul Suo giornale che sarei stato oggetto di lusinghe verso un’ipotesi di costruzione di un centro politico e che avrei risposto: “mi interessa, ma non firmo”. Per amor di verità nessuno mi ha contattato e, nel caso, non avrei risposto così. Infatti, non credo ad una ipotesi “centrista” nel senso che non sta né di quà, né di là. La situazione politica è talmente ingarbugliata che capisco che sia possibile ipotizzare nuovi scenari, ma a me sembra chiaro che chiunque pensi seriamente di costruire un alternativa al centro destra (e questo mi pare essere ancora il problema, con o oltre Berlusconi) non può prescindere dal Partito Democratico. Si può, anzi si deve, accettare una discussione aperta sulla necessità di rendere più credibili ed efficaci (ed anche, dal mio punto di vista, un po’ più spostate al…centro) la fisionomia e la linea del Pd, ma non abbandonando la barca al suo destino. La questione che pongono coloro che oggi sono critici, ma che, come Cacciari, ci hanno creduto è che il Pd non ha tenuto rispetto al progetto originario, non che quel progetto era sbagliato. Allora: o si rinuncia al progetto o si prova a rilanciarlo. Si può pensare che sia illusorio ridare quell’anima al Pd, ma è certo, almeno in questa fase, che lavorare ad un'altra formazione vuol dire aver rinunciato al progetto. Se posso permettermi: le energie che Massimo Cacciari, Alessio Vianello ed altri potrebbero spendere per il rinnovamento del Pd sono di gran lunga più toniche di quelle dedicate ad avventure minoritarie. Se, allora, mi fosse stata avanzata la richiesta di partecipare ad occasioni utili a migliorare il centro sinistra, compreso il Pd, al fine, anche, di realizzare una coalizione anche molto larga, come proprio il caso vincente di Venezia dimostra, avrei risposto”io firmo”. Se, invece, si fosse trattato di una ipotesi alternativa che parte dal fallimento del Pd e quindi dalla sua inutilità, avrei risposto: “non mi interessa”. Se, infine, fossimo di fronte ad una strada che affida al Pd il compito di coprire uno spazio socialdemocratico e al nuovo centro quello moderato, avrei detto: “è un errore”. Un‘idea superata che tiene ferma, per un eccesso di realismo elettorale, la evoluzione della politica italiana.
La ringrazio per la cortesia,
Pier Paolo Baretta

7 Luglio 2010
E SE AVESSIMO SOPRAVVALUTATO IL CASO FIAT? di Pier Paolo Baretta
Pubblicato sul sito IL DIARIO DEL LAVORO


E se Pomigliano non fosse poi così importante? O, almeno, non così tanto da occupare, come invece è successo, per giorni le prime pagine dei giornali? O da essere additato a paradigma delle relazioni sindacali italiani. La vicenda è, addirittura, diventata il metro di misura delle culture politiche. Il Governo, in verità, si è sottratto dall’intervenire fino alla fine, quando sembrava che sparisse la Panda. Contrariamente ad una certa polemica politica che ha invocato un maggior interventismo della politica, penso invece che quest’ultima abbia fatto bene a restare defilata. E’, infatti, anche troppa la invadenza sulle questioni del lavoro, che andrebbero restituite in toto alla autonomia negoziale delle parti. Ma, il Governo non si è sottratto di dire la sua al momento del Referendum: la trasmissione domenicale della Annunziata col confronto diretto tra Sacconi e Landini ha portato almeno un 5% alla causa del no per la eccessiva sicurezza con la quale il ministro ha affrontato la materia, attribuendogli una sorta di passa non passa della democrazia, provocando, probabilmente, una reazione negativa anche tra una parte di coloro che condividevano l’accordo. Un altro 5% di no va attribuito, a mio avviso, alle dichiarazioni di Marchionne quando ha chiesto il 90% dei consensi: si sa che non bisogna mai stravincere…
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14 GIUGNO 2010
POMIGLIANO, UN TERRITORIO MARTORIATO DALLA DISOCCUPAZIONE di Pier Paolo Baretta
Pubblicato sul sito APRILEONLINE a cura della Fondazione PANEACQUA


L’importanza dell’intervento Fiat su Pomigliano d’Arco equivale a quello effettato, anni fa, su Melfi. La differenza è nota: nel caso di Melfi si trattò di una costruzione ex novo – il prato verde – dello stabilimento e dell’esperienza territoriale collegata, mentre, nel caso di Napoli, si tratta di una ristrutturazione di un impianto storico, inserito in un contesto ben definito e complicato. Ciò rende, addirittura, più audace e difficile il caso di Napoli, ma, tutto sommato, il paragone tiene. Infatti, la natura del processo riorganizzativo avviato a Pomigliano è tale che, se avrà successo, si potrà parlare di “rinascita” dello stabilimento. Rinascita culturale, prima ancora organizzativa. La Storia “sociale” dello Stabilimento è nota e si sa che le malattie legate alle eccessive punte di assenteismo, alle crisi di produttività, al clima interno caratterizzato da relazioni….faticose, dipendevano più da rischi di inquinamento esterno che dai, pur presenti, radicalismi sindacali...
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GIUGNO - MAGGIO 2010
LA MANOVRA ECONOMICA
Articoli di Pier Paolo Baretta

GIUGNO - MAGGIO 2010
ATTUALITA'
Articoli di Pier Paolo Baretta

10 MAGGIO 2010
CONVEGNO AREA DEMOCRATICA
Intervento di Pier Paolo Baretta


Possiamo dire che, finalmente, cominciamo ad esserci. Nel precedente incontro di Area democratica, sempre qui a Cortona, iniziai il mio intervento dicendo: “non se ne può più”. A distanza di alcuni mesi la situazione generale non è migliorata, anzi! Nemmeno quella del Pd, che preoccupa per le difficoltà che incontriamo ad affermare un vero profilo riformista. Il partito democratico sta seriamente rischiando di uscire dal mercato della politica. Il numero impressionante di voti persi negli ultimi due anni. Il peso dell’astensionismo, che grava su di noi quanto sul centro destra. Un partito di opposizione trincerato sulla difensiva e per questo motivo incerto o rattrappito nella propria comunicazione ai cittadini, all’opinione pubblica. Ci vuole una scossa.
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40 ANNI STATUTO DEI LAVORATORI
RELAZIONE DI PIER PAOLO BARETTA
"ATTUALITA' E LIMITI DELLO STATUTO"
Monfalcone, 08 Maggio 2010-

Quarant’anni è una bella età! Diversamente dal passato, oggi a 40 anni non si è vecchi, ma nel pieno del vigore e delle potenzialità. Se, dunque, guardiamo, con l’occhio della storia, allo Statuto dei diritti dei lavoratori, che compie 40 anni il 20 maggio, dobbiamo riconoscere non è ne vecchio, ne decrepito. Il suo valore di fondo è intatto, nel significato moderno che, anche attraverso questa legge, è stato attribuito ai concetti di dignità, di tutela, di emancipazione, di rappresentanza del lavoro. Senonché, questi 40 anni sono stati così intensi da segnare un cambio d’epoca. E’ sufficiente ricordare alcuni aspetti comprovanti questa affermazione. Il principale è accaduto sul piano politico ed è, ovviamente, il crollo del muro di Berlino. L’avvenimento è del1989, dunque solo 21 anni fa… ma sembra molto di più se guardiamo agli effetti prodotti sugli equilibri geopolitici, a cominciare dalla definitiva affermazione della dimensione globale dei problemi, dalla incipiente crisi degli Stati nazionali, dall’affermarsi di forme di radicalismi e di conflitto destinate a mutare complessivamente lo scacchiere. E’ stato rilevato da molti studiosi che la nostra epoca storica, successiva alla caduta del muro, rompe equilibri che vigevano, nella loro logica, dalla pace di Westfalia del 1648.
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design e programmazione tommaso gentile studio