Lettera aperta alla mia città

È paradossale, ma per restare uniti bisogna stare divisi. È quanto ci viene chiesto in questi giorni difficili. Dobbiamo rispettare al massimo l’invito. È il modo migliore per vincere questo nemico subdolo, perché invisibile e aggressivo.
 
Vediamo le strade della nostra città deserte: i canali vuoti e tornati addirittura trasparenti, piazza San Marco e piazza Ferretto vuote come non mai, la Castellana e la Miranese senza o con pochissime auto. Le piazze dei nostri quartieri, le chiese, i parcheggi sono deserti. È già il coprifuoco invocato e, non a torto, in questi giorni. Ma non basta. Dobbiamo ancora di più accettare questo sacrificio. Facciamolo. Facciamolo uniti, pur in questa distanza fisica che rende tutto surreale.
 
Facciamolo, soprattutto per chi è costretto a lavorare per garantire a tutti noi i servizi essenziali. Rischiando per noi. I medici di base e gli operatori della nostra stupenda sanità, in prima linea, ma anche tutti gli altri: i negozianti dei nostri quartieri, gli operai e gli impiegati di Porto Marghera e delle altre imprese del nostro territorio, i marinai dei vaporetti e gli autisti degli autobus, i dipendenti pubblici e dei servizi essenziali, i professionisti, che mandano avanti la nostra società e il nostro tessuto produttivo. In tanti sono in trincea e li dobbiamo ringraziare uno a uno.
 
È naturale sentirsi spaventati, isolati e anche abbandonati. No! Non siete soli. Non sentiamoci abbandonati; noi ci siamo, siamo tutti insieme, Stato, Regioni, Comuni. Insieme stiamo difendendo e combattendo tutti insieme questa emergenza. Una sfida sconosciuta per chiunque. Una prova estrema per tutti, che richiede unità. Non è il momento delle polemiche, è il momento del lavoro di squadra.
 
Siamo preoccupati della nostra salute, ma è giusto esserlo anche della nostra economia che crolla. A essa dobbiamo dare sostegno subito, ancora di più, anche rispetto al tanto che stiamo già facendo, con un lavoro incessante che va avanti da settimane.
 
E Venezia merita un’attenzione particolare. Perché Venezia è la città che chiunque nel mondo, almeno una volta nella vita, vorrebbe visitare. Così come dobbiamo riconoscere l’unicità del nostro Paese anche in questo momento, tutelato da un sistema sanitario unico e universale. Facciamo in modo che l’Italia, e Venezia in particolare, restino anche a emergenza finita il paese e la città in cui chiunque vorrebbe vivere. Non basteranno le nostre forze a superare questa fase e a ripartire.
 
Venezia va sostenuta e la sosterremo. E chiederemo che a sostenerla sia l’Europa e la comunità internazionale. Dopo questa crisi dovremo ricominciare e ricostruire.
 
Ricostruire, come dopo una guerra, sì, proprio così, con quello stesso spirito di rivincita, con la stessa voglia di farcela che oggi ci fa arrabbiare e cantare e sperare.
 
Quindi coraggio. Teniamo duro ora, perché ci attende un grande lavoro poi. Lo faremo, e ci riusciremo. Lo faremo e ci riusciremo insieme!

2020-03-19T13:58:09+00:00 19 marzo 2020|News, Notizie dal Veneto|

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