Ecco le conquiste che hanno portato a riforma normative bilancio enti locali

All’incontro organizzato da Classe Democratica Venezia, scuola di formazione del Partito Democratico, sulle “Nuove normative di bilancio e enti extracomunali”, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta ha riassunto le tappe e le conquiste fondamentali che negli ultimi anni hanno portato ad una riforma delle normative di bilancio degli enti locali. A seguire, la versione integrale del suo intervento.

“Spendi ciò che hai solo quando sei certo che i soldi sono entrati. Se proprio non ce la fai, decidi subito un piano di rientro. Se non puoi spenderli subito, impegnali”: queste, in grande sintesi, le norme di gestione di un bilancio. 

In questi anni si è progressivamente cercato di migliorare le leggi dello stato, con l’obiettivo di rendere più esplicito e cogente l’insieme di tali obiettivi, che riassumono gli aspetti fondamentali della vita di un’amministrazione: dalla capacità di spesa rapportata alla disponibilità, alle fasi particolari di deficit di bilancio o di debito accumulato, alla realizzazione dei piani di investimento in relazione alla disponibilità finanziaria. 

Negli anni precedenti al 2011, a livello europeo c’era stato un forte dibattito su come rimettere sotto controllo i bilanci dei vari Stati, erano i temi della Troika. In quegli anni, si accese una dura discussione parlamentare: era opinione dell’allora Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, riscrivere l’art. 81 della Costituzione secondo la linea della Troika, che prevedeva il pareggio di bilancio di anno in anno e, di fatto, sanciva una totale inutilità della politica. Il Partito Democratico, allora, avviò una battaglia serrata che condusse ad una riscrittura dell’art. 81 della Costituzione, votato nel 2010-2011. Nel nuovo testo, non compare la parola “pareggio”, ma la parola “equilibrio”: finalmente venivano considerate le avversità e i vantaggi che la situazione economica apporta di anno in anno. 

Giunti al governo, abbiamo voluto ridare ossigeno agli enti locali, dopo i drammatici provvedimenti attuati dal governo Monti per affrontare la fase più acuta della crisi. Le misure attuate sono raggruppate in due capitoli: la riforma delle norme e gli interventi di carattere finanziario.

Le riforme delle norme comprendono:

  1. Superamento del patto di stabilità. Per garantire che il contributo degli enti locali alla finanza pubblica fosse efficace, la regola del “patto di stabilità interno” impediva ai comuni di spendere, perciò ogni anno venivano definiti gli spazi di spesa per ogni comune e, di fatto, ostacolava gli enti locali sul piano degli investimenti. Ora invece gli spazi finanziari ci sono e gli investimenti somo possibili.
  2. Semplificazione del pareggio di bilancio. Ogni ente locale presenta un saldo unico assicurando, alla fine dell’anno, il pareggio tra le entrate e le spese finali. Nel 2020 entrerà nel calcolo di pareggio anche il fondo pluriennale vincolato, che consente di impegnare dei fondi per più anni, in previsione di un investimento. 
  3. Passaggio dalla spesa storica ai fabbisogni standard.È stato progressivamente costruito un meccanismo che istituisce come riferimento non la spesa effettuata in precedenza, ma i bisogni effettivi, individuati da molteplici parametri.

Gli interventi prioritari di carattere finanziario sono:

  1. Azzeramento del concorso degli enti locali. Dal 2015 non sono più stati chiesti ulteriori contributi ai comuni e lo Stato, ogni anno, ha messo a disposizione degli enti locali nuove risorse per azzerare questi contributi.
  2. Risorse finanziarie per far fronte alla vita quotidiana, che comprendono i 900mln per il 2018-2019 e 700 mln sino al 2023 per gestire gli avanzi di bilancio; il bando periferie; i finanziamenti per la scuola; le regole per il dissesto finanziario; i provvedimenti sulla possibilità di rifacimento energeticoallargati a condomini ed alberghi. Non è un caso se l’Anci, che rappresenta tutti i comuni e non soltanto quelli di maggioranza, ha dato un parere positivo alla manovra di Bilancio.
  3. Fondo investimentidi 40 miliardi fino al 2023 al quale, per inciso, abbiamo attinto per rifinanziare la Legge Speciale per Venezia.
  4. Una serie di fondi, fra i quali il fondo pluriennale vincolato e il fondo crediti di dubbia esigibilità, quest’ultimo molto importante per … “ripulire” i bilanci.
  5. Riduzione drastica dei tempi di pagamento della PA.
  6. Tempi dei bilanci. Nel 2014 e in parte nel 2015 i bilanci di previsione venivano fatti a novembre dell’anno in corso, quest’anno invece abbiamo fissato il 31 marzo come termine.

Dopo 5 anni di esperienza al governo, occupandomi di questi temi, giungo alla conclusione che sia necessario rendere obbligatoria la formazione dei sindaci, attraverso master obbligatori. I sindaci devono essere messi nelle condizioni di fare il loro lavoro con perizia. “Il nostro nemico è l’incompetenza” ha detto il segretario Matteo Renzi a Torino. Ed una verità semplice e, al tempo stesso, straordinaria.  

2018-01-20T16:16:30+00:00 20 gennaio 2018|Comunicati stampa, News, Notizie dal Veneto|

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