Sistema bancario 2018-02-20T14:19:31+00:00

SISTEMA BANCARIO

La crisi delle banche e gli strumenti messi in campo per tutelare i risparmiatori e mettere in sicurezza il sistema

Riforma, protezione e rilancio. Sono le tre parole chiave che hanno guidato l’azione dei governi Renzi e Gentiloni per la salvaguardia del sistema bancario italiano. L’esigenza di una riforma complessiva del sistema bancario si avvertiva da anni a causa di ritardi, anche gravi, nella governance (emblematici i casi delle popolari venete) o a causa di un appesantimento delle strutture, derivante dal forte intervento telematico nella gestione delle transazioni; dalla frantumazione del sistema (si pensi al numero eccessivo, ormai, degli sportelli), dall’accumularsi di troppe insolvenze (circa 80 miliardi netti).

All’origine c’è la crisi finanziaria globale, scaturita nel 2007 dai mutui subprime americani e che ha avuto in Italia e in Europa conseguenze di lungo periodo: molte aziende, entrate in difficoltà, non sono state in grado di restituire i prestiti, facendo aumentare i crediti deteriorati e le difficoltà del sistema bancario che, a quel punto, ha ridotto il finanziamento all’economia, dando vita, tutti questi fenomeni insieme, ad un circolo vizioso drammatico. Si è così creata una situazione di instabilità generale alla quale il Parlamento europeo ha deciso di porre un freno attraverso l’approvazione della direttiva BRRD del 2015, che mira a gestire le crisi bancarie in modo ordinato attraverso strumenti più efficaci e l’utilizzo di risorse del settore privato. Successivamente, una norma restrittiva, troppo restrittiva: il bail-in, definisce gli ambiti di intervento consentiti nella tutela dei risparmio.

La riforma delle banche popolari e del credito cooperativo

È in questo contesto che si è mosso il governo italiano. La prima mossa ha riguardato la riforma delle banche popolari di dimensioni maggiori con l’obiettivo di introdurre limiti e l’obbligo di trasformare in società per azioni le banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro. Nonostante il blocco imposto alla riforma dalla Corte Costituzionale (mi auguro che arrivi la sentenza in tempi rapidi), gli obiettivi di rafforzamento e consolidamento finanziario degli istituti non vengono meno. La stessa crisi delle venete è venuta alla luce proprio perché c’è stata la riforma. Successivamente abbiamo dato vita a quella condivisa del sistema di credito cooperativo che prevede la formazione di grandi gruppi (se ne profilano due, anche se, non nascondiamocelo, sarebbe stato meglio il gruppo unico, che avrebbe dato vita al terzo gruppo bancario italiano), ma che, in ogni caso, assicurano un forte radicamento territoriale e un aumento della trasparenza gestionale.

L’autoriforma delle Fondazioni bancarie

Completano questo iter anche le azioni di moral suasion sul sistema bancario come l’autoriforma delle fondazioni bancarie e la costituzione dei due fondi Atlante, che hanno permesso non solo il primo salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vincenza, ma hanno avuto, insieme al patto Marciano, un impatto positivo sull’intero mercato dei crediti deteriorati, sui quali siamo ulteriormente intervenuti nella manovra correttiva di aprile, prevedendo le società di cartolarizzazione e il rientro in bonis.

Il salvataggio delle banche venete e di Monte dei Paschi

Infine va ricordato il maxi decreto che consentito allo stato di affrontare le crisi di sistema, legate a Mps e alle due popolari venete. Sebbene le soluzioni adottate siano state differenti – personalmente anche per le due venete avrei preferito un piano di salvataggio sulla scia di Mps, purtroppo sono mancati i capitali privati chiesti dalla Bce -, queste due operazioni hanno permesso, nel rispetto delle nuove norme introdotte nell’ordinamento italiano dall’avvio dell’unione bancaria europea, di rafforzare il sistema risolvendo quei casi isolati di criticità messi in evidenza dagli stress test dell’anno precedente.

La tutela dei risparmiatori

La seconda mossa riguarda la protezione dei risparmiatori e la loro tutela da due rischi: quello indotto dalla mala gestione e quello provocato dal fallimento delle banche. Tutelare i risparmiatori, innanzitutto, dove essere l’obiettivo esplicito di ogni intervento pubblico in tema di banche. Nel caso paradigmatico delle 4 banche – CariFerrara, Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti – il Governo si è trovato a gestire istituti di fatto ormai falliti, per i quali l’unica strada era la risoluzione. Con più interventi progressivi, come quello inserito nel Salvarisparmio, abbiamo esteso le forme di tutela attraverso un rimborso automatico dell’80% o col ricorso all’arbitrato, sulla cui partenza riscontriamo, purtroppo, gravi ritardi. Successivamente, su Mps si è allargata la protezione ai retail e nel caso delle Venete, è stato attuato, direttamente dalle banche, un piano di ristori che ha ampliato la platea, e, al quale, anche se non particolarmente lusinghiero, hanno aderito oltre il 70% dei risparmiatori colpiti. Ma siamo rimasti convinti che servisse un passo ulteriore. Il lavoro scrupoloso portato avanti dalla Commissione d’inchiesta, oltre a dover portare all’accertamento delle responsabilità individuali e collettive che hanno generato la crisi di parte del nostro sistema bancario, ha messo in evidenza diversi casi di misselling.

Per questo motivo, con l’ultima Legge di bilancio abbiamo dato vita a un Fondo di ristoro per le vittime di reato bancario: 100 milioni in quattro anni (dal 2018 al 2021) per quei risparmiatori delle ex-banche popolari venete (Veneto Banca e Popolare Vicenza) e delle quattro banche poste in liquidazione (CariChieti, Banca Etruria, CariFerrara e Banca Marche) che sono stati vittime di un danno “ingiusto”. Il riconoscimento del danno potrà arrivare  attraverso la sentenza di un giudice o il ricorso alla Camera arbitrale dell’Anac.

Il rilancio della competitività

Ed, infine, terza mossa, il rilancio del sistema e la sua competitività. Solo l’insieme di questi interventi garantisce che le banche italiane riescano nel compito di modernizzarsi, snellirsi e rilanciarsi. Obiettivo alla nostra portata, in quanto, contrariamente a come le dipinge una certa pubblicistica, le nostre banche stanno meglio di quanto si vuol rappresentare e lo hanno provato gli stress test del luglio scorso che hanno visto (Mps a parte, ma sulla quale si è subito messo in moto il salvataggio) punte di eccellenza.

Il dibattito che ha accompagnato, nel nostro Paese, i provvedimenti in tema di risparmio ha teso, invece, a gettare discredito sull’intero settore bancario, alimentando una percezione negativa spesso non supportata da riscontri di carattere numerico. Sono oltre 630 le banche presenti in Italia (quindi troppe, come dicevamo), per l’esattezza 563 banche nazionali a cui si sommano circa 80 filiali di banche estere, ma ammontano a meno di una decina i casi di crisi sui quali il Governo è stato chiamato a intervenire. Gli stessi dati della Banca d’Italia indicano un deciso calo dei non performing loans, che passano dai quasi 88,8 miliardi di sofferenze nette del picco di novembre 2015 ai 65,8 di settembre 2017 (-26%).