Baretta, all’incontro a Castelfranco Veneto con i risparmiatori delle Ex popolari, delinea i percorsi sui quali sta lavorando il governo

Ott
2017
07

scritto da in Comunicati stampa, News, Notizie dal Veneto

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Di seguito l’intervento completo del sottosegretario all’Economia, , all’incontro Venete: cosa resta da fare?” organizzato dall’Associazione Soci Banche Popolari, che si è tenuto oggi a Castelfranco Veneto.

Ringrazio dell’invito e, dico subito, che mi atterrò, il più scrupolosamente possibile, al titolo del convegno. Le analisi e le discussioni su quanto è accaduto sono state molte; ed anche tra noi. Ma non è questo l’oggetto dell’incontro di oggi. Penso, perció, che sia più utile concentrarci su – come dice la domanda che ci viene posta – “cosa resta da fare”.

A tal fine, delineo quattro percorsi:

  • il completamento degli adempimenti,
  • la gestione della liquidazione,
  • la gestione del risparmio,
  • le responsabilità degli amministratori.

Il primo percorso è orientato al completamento degli adempimenti.

A metà novembre scade il termine della due diligence con Intesa. A questo punto sarà possibile avere chiaro il quadro complessivo, soprattutto riguardo ai crediti, non tanto agli affidamenti, sui quali il percorso è già avanzato. Sulla base di quei dati noi matureremo una conoscenza esatta della situazione e adotteremo uno degli adempimenti più importanti che il decreto ci impegna a fare, ovvero il passaggio degli Npl alla Sga, che ne assume direttamente la responsabilità.

Come più volte ribadito, la Sga non chiederà la licenza bancaria; ci vorrebbe troppo tempo per averla e, quindi, rischieremmo di essere scarsamente operativi. Ma, la Sga manterrà il controllo della situazione e si avvarrà di partner con la licenza bancaria per gestire questa situazione. La mia opinione, l’opinione del Governo, è che la Sga non dovrà avere un unico soggetto a cui affidarsi, ma un pool di operatori bancari o finanziari, anche del territorio, che gestiscano la situazione sotto la responsabilità della Sga stessa.

Questo è un punto fermo perché, come abbiamo detto – nel decreto e nelle comunicazioni successive – il nostro obiettivo è quello di recuperare il più possibile il valore che abbiamo indicato nel decreto, e cioè arrivare al 90%, in un arco temporale non brevissimo, per evitare che ci sia un approccio speculativo e accentuare la possibilità che ci sia il massimo recupero.

Questo anche per un’altra ragione (che ho avuto modo di ribadire anche in passato): una delle strade disponibili per il ristoro è che vada in porto l’intera operazione, il che comporterà un saldo positivo di 1 mld.

A fianco di ciò c’è la questione della massa di crediti che possono, e devono, tornare in bonis. Si tratta di una possibilità preziosa per le  aziende, in particolare quelle artigiane o piccole. A tal fine è necessario distinguere nettamente quelli davvero problematici e quelli per i quali è possibile il ritorno in bonis, che va favorito. Anche per questo credo che il recuoero degli Npl, che Sga effettuerà con dei partners operativi, non possa essere affidata in esclusiva allo stesso soggetto che ha acquisito le due banche”.

Il secondo percorso riguarda la gestione della liquidazione.

I liquidatori hanno di fronte a sé tre problemi da risolvere:

– la gestione degli Npl nel passaggio a Sga, ma di questo ho già parlato prima;

– la gestione delle partecipate, con l’obiettivo o della cessione delle stesse, con recupero di valore, o dell’utilizzo delle stesse.

– la gestione degli immobili. Ovviamente parliamo di quelli che sono rimasti ai liquidatori e che vanno alienati per recuperare liquidità.

Su questo punto c’è un impegno che ha preso il Parlamento, anche attraverso una votazione condivisa di un odg, che intende escludere dalla cessione le due sedi storiche di Popolare Vicenza (palazzo Thiene) e di Veneto banca (a Montebelluna). Il Governo sta operando per rispettare questo impegno.

Terzo filone, la gestione del risparmio. In primo luogo confermo l’intenzione nostra che non ci sia revocatoria. Confermo anche che possiamo muoverci nell’ottica di una distinzione fra la presentazione della domanda nei tempi previsti e la consegna dei documenti collegati a sostegno della domanda stessa.

C’è, poi, il problema del ristoro che puó essere affrontato in più modi. Innanzi tutto, come sappiamo, con la insinuazione nel passivo. Ancora, con l’utilizzo del saldo di fine percorso, di cui ho già parlato prima. Infine, attraverso la costituzione di un fondo per la gestione delle situazioni più difficili. Ma voglio essere chiaro su questo punto: l’apertura di un fondo presuppone che esso sia alimentato non dallo Stato, ma dal sistema bancario. In quest’ottica, anche Banca Intesa dovrà sentirsi impegnata.

È necessario, a questo punto, un chiarimento di fondo tra noi. Penso ci sia, sulle origini di questa vicenda, un punto di vista sbagliato, che porta, di conseguenza ad conclusione errata. Intendo la opinione secondo la quale tutti i problemi iniziano col decreto di trasformazione delle popolari in spa. Quasi che sino a quel momento tutto andasse per il meglio e non, al contrario, che il decreto è intervenuto proprio per affrontare quei mali che hanno portato, nel tempo, non in un giorno, alla crisi dell’Istituto, alla vendita truffaldina delle azioni, alla presa in giro dei soci e al tradimento della fiducia di un intero territorio. È evidente che se si parte dalla idea che che la colpa è dello Stato, ne consegue che debba essere lui a rimborsare. Ma, questa impostazione  finisce per assolvere le responsabilità degli amministratori. Se, al contrario, si riconosce che ci sono precise responsabilità storiche (individuali e collettive) di chi ha gestito, allora è chiaro che bisogna rivolgersi a questi. Aggiungo che insistere sulla tesi che il ristoro debba venire dallo Stato è insostenibile nei termini in cui viene formulata. Anche perché, se ogni truffa tra privati dovesse essere rimborsata dalle finanze pubbliche…

Quarto filone: la gestione della responsabilità degli amministratori. Su questo sta già  lavorando la magistratura.

Uno dei punti sui quali ci viene proposto di lavorare, è l’ipotesi di reato bancario, che però è legata all’identificazione del danno. Perciò una strada come quella della class action verso i responsabili anche della certificazione dei bilanci, potrebbe aiutare la magistratura a definire il più precisamente possibile la figura oggetto di misselling; sicchè, il concetto di reato bancario puó prendete forma ed aiutare i percorsi di ristoro per i risparmiatori.

C’è poi il tema della commissione d’inchiesta, finalmente avviata. Inoltre, qualche giorno fa è stata approvata dal Senato una mozione per l’inasprimento delle pene nel caso in cui venga riconosciuto il danno”.

 

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