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Coraggio. Sarà questa la parola chiave della prossima scadenza elettorale di maggio. Coraggio, nel dire che un’altra Europa è possibile. Un’Europa fatta di riduzione delle disuguaglianze, benessere economico e sociale, investimenti in infrastrutture e sviluppo, allargamento dei diritti, circolarità. Coraggio, nel dire che la dittatura dei numeri e della burocrazia, che ha ingabbiato l’Europa della crisi economica, deve essere rivista. Servono nuove regole fiscali e sociali, in sintonia con la vocazione di economia sociale di mercato che, pur ammaccata, resta un unicum da rilanciare nel panorama confuso della globalizzazione.

Se ne parlerà il prossimo 23 ottobre, dalle ore 9.30, nel convegno “Per un’altra Europa”, organizzato dall’associazione ReS – Riformismo e solidarietà (Sala Consiglio, Palazzo della Cooperazione – via Torino, 146 Roma). La mattinata sarà aperta da un intervento di Sergio Fabbrini, Direttore della Luiss School of Government, cui seguirà un key note speech di Paolo Gentiloni, Deputato del Partito democratico. Mondo cooperativo, economia, finanza e forze sindacali si confronteranno, invece, in una tavola rotonda coordinata dal giornalista di Avvenire, Eugenio Fatigante, a prenderanno parte Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative; Marcella Panucci, Direttore generale Confindustria; Giovanni Sabatini, Direttore generale Abi; Luca Visentini, Segretario generale Confederazione europea dei sindacati (in collegamento da Bruxelles). Le conclusioni saranno affidate a Pier Paolo Baretta.

Le prossime elezioni europee possono essere, infatti, l’occasione per il rilancio dell’Unione. Spetta a chi crede ancora nell’Unione – e non agli euroscettici – indicare le strade di una riforma radicale delle Istituzioni Europee. Non nessuna Europa, ma un’altra Europa.

La condizione irrinunciabile è assumere un obiettivo strategico riconoscibile: gli Stati Uniti d’Europa. Utopia? Se un’utopia serve, soprattutto in tempi bui, l’obiettivo è più concreto e moderato di quanto possa apparire. Parlare di “Stati Uniti d’Europa” vuol dire sostenere un progetto europeo pienamente “federale”, che preserva un ruolo alle identità nazionali.

“Unita nella diversità”, recita così il motto dell’Ue adottato nel 2000. È da qui che partirà la riflessione sul futuro dell’Unione europea, proposto da ReS, a sette mesi dalle elezioni per il rinnovo del parlamento di Bruxelles. Lo faremo mettendo a confronto una pluralità di punti di vista – accademia, politica, economia, finanza e sindacato – per individuare insieme non un asettico ordine di intenti, ma una piattaforma programmatica che riscopra la vocazione sociale dell’Europa.

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